Sono passati trentasei anni da quel 9 maggio 1990, ma il ricordo di Giovanni Bonsignore – dirigente della Regione Siciliana assassinato dalla mafia per essersi opposto a un finanziamento illegittimo destinato a una cooperativa vicina ad ambienti criminali – rimane più vivo che mai. A testimoniarlo è stata la cerimonia commemorativa svoltasi davanti alla targa a lui dedicata nella sede dell'assessorato alle Attività produttive a Palermo, dove si sono riuniti rappresentanti delle istituzioni, dipendenti regionali e familiari.
A guidare l'omaggio, l'assessore alle Attività produttive Edy Tamajo, che ha voluto sottolineare il valore profondo di questa ricorrenza. «Ricordare Giovanni Bonsignore significa rinnovare, ogni anno, un impegno concreto per la legalità – ha dichiarato Tamajo – onorando il senso dello Stato e il coraggio di chi ha scelto di non piegarsi». Un messaggio che richiama direttamente la vicenda umana e professionale del funzionario: Bonsignore fu ucciso proprio per avere difeso con rigore e onestà il proprio lavoro all'interno della pubblica amministrazione, rifiutando di concedere un contributo pubblico a una cooperativa ritenuta illegittimamente vicina alla mafia.
Accanto all'assessore, come ogni anno, c'era Rita Bonsignore, sorella del dirigente ucciso, la cui presenza costante e dignitosa è stata sottolineata da Tamajo con particolare commozione. «Desidero rivolgere un pensiero speciale a Rita Bonsignore che con grande dignità continua a essere presente ogni anno – ha aggiunto l'assessore – Il suo dolore, custodito con straordinaria forza umana, rappresenta per tutti noi un richiamo autentico alla memoria e alla responsabilità».
L'assessore ha quindi voluto trarre dalla ricorrenza un insegnamento valido per il presente e per il futuro, rivolgendosi in particolare ai più giovani e a chi opera quotidianamente nelle istituzioni. «La sua figura ancora oggi, a distanza di 36 anni, è simbolo di integrità morale e di servizio allo Stato – ha concluso Tamajo – La sua schiena dritta e il suo rifiuto di cedere a pressioni e interessi illegittimi devono essere un esempio soprattutto per le nuove generazioni e per chi opera nelle istituzioni».
Un messaggio che, nel giorno della commemorazione, ha trasformato la targa in un simbolo non solo di dolore ma anche di resistenza civile, confermando come la memoria di Giovanni Bonsignore continui a rappresentare un faro per la legalità in Sicilia e oltre.




