Bologna. Mentre l'Europa cerca di ridurre la propria dipendenza tecnologica da Stati Uniti e Cina, c'è una regione del Sud che prova a fare sistema partendo dalle sue specializzazioni. La Basilicata è stata protagonista il 12 e 13 maggio a Research to Innovate Italy 2026, l'evento nazionale dedicato alla ricerca, all'innovazione e alla competitività territoriale, portando a Bologna il proprio modello di ecosistema basato su Cluster tecnologici, poli innovativi e i cosiddetti "IncHUBatori" d'impresa.
A rappresentare la regione, una delegazione articolata che ha messo in mostra un percorso di consolidamento iniziato anni fa con la Strategia di Specializzazione Intelligente (S3). Nel corso di una tavola rotonda sugli Ecosistemi Regionali, sono intervenuti i presidenti dei Cluster lucani: Domenico Lazazzera (Bioeconomia), Raffaele Vitulli (Industria Culturale e Creativa) e Francesco Telesca (Automotive). Insieme hanno raccontato come la cooperazione tra sistema produttivo e mondo della ricerca possa tradursi in progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale.
A fare da filo conduttore, l'intervento del Direttore Generale della Regione, l'ingegner Giuseppina Lo Vecchio. La manager pubblica ha richiamato l'attenzione su un dato di realtà: gli scenari economici, geopolitici e tecnologici cambiano in fretta, e le amministrazioni pubbliche devono imparare a essere altrettanto rapide nell'adattare le politiche per l'innovazione. «Le attuali criticità – ha spiegato – legate alla competizione internazionale, alla transizione energetica e digitale, alla dipendenza tecnologica europea, alla carenza di competenze specialistiche ci impongono di rafforzare la cooperazione tra imprese, università, centri di ricerca e istituzioni».
L'obiettivo è garantire resilienza e competitività al sistema Paese e, in particolare, a quello lucano. E i risultati, secondo quanto emerso a Bologna, iniziano a vedersi: la politica dei Cluster ha già attivato reti stabili e accresciuto la capacità innovativa delle imprese locali.
La partecipazione lucana non si è limitata alla tavola rotonda. L'Amministratore Unico di Sviluppo Basilicata, Gabriella Megale, ha presentato il progetto MT Academy, descritto non come un semplice percorso di specializzazione ma come «un modello di ecosistema territoriale concreto, misurabile, aperto e capace di collegare talenti, imprese e innovazione».
Sul fronte delle infrastrutture di ricerca, è intervenuta Isabella De Bari del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili di ENEA, che ha portato la testimonianza della Piattaforma Integrata per la Bioeconomia e la Chimica Verde (PIBE), attiva in Basilicata. Una struttura pensata per favorire il trasferimento tecnologico e accelerare la decarbonizzazione di industria e trasporti, in linea con le sfide europee sulla sovranità tecnologica.
L'evento bolognese – che ha dedicato sessioni specifiche a intelligenza artificiale, internazionalizzazione dell'innovazione e grandi infrastrutture di ricerca – ha rappresentato per la Basilicata un'importante vetrina e un'occasione di confronto con altre regioni, università ed enti di ricerca. «Un confronto strategico», lo definiscono dalla Regione, per trasformare la ricerca in applicazioni industriali e costruire filiere innovative autonome, competitive e internazionalmente posizionate.




