L’Unione Europea si trova ad affrontare una crisi energetica strutturale aggravata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha bloccato circa un quinto del commercio globale di petrolio e GNL. Il benchmark del gas TTF basato sulla borsa di Amsterdam è balzato da circa 30 €/MWh a picchi di 50-60 €/MWh, riflettendo una forte incertezza geopolitica e l'assenza di forniture sostitutive immediate molto soggetto a speculazioni come accade sempre in queste situazioni. Avendo l’Italia una grande dipendenza dalle importazioni di combustibile fossile e quelle dai paesi del golfo, le oscillazioni del prezzo per paesi come Italia e Germania si riversano in modo molto forte sui prezzi di MWh fino ai i 120-150 €/MWh, mentre in Francia e Spagna l'impatto è rimasto e portato fino a 60 e 80 €/MWh. La diversificazione sembra pagare e infatti grazie a un mix energetico più diversificato il prezzo rimane più stabile.
AccelerateEU e la mobilitazione dei capitali
A seguito del conflitto Usa/Israele-Iran, il 22 aprile l’Ue propone il piano AccelerateEU mirando a trasformare la gestione dell'energia da un approccio congiunturale a uno strutturale basato su cinque pilastri. Il piano prevede il coordinamento degli stoccaggi di gas, il rilascio di riserve petrolifere strategiche e l'istituzione di un Fuel Observatory per mappare in tempo reale le scorte di carburanti, come il jet fuel che attualmente copre solo sei settimane di fabbisogno. La Commissione ha inoltre delineato un Electrification Action Plan per rimuovere le barriere normative nei settori industriale ed edilizio, con l'obiettivo di sostituire le caldaie a gas con pompe di calore per ridurre le bollette del 25%. Sul fronte finanziario, la Clean Energy Investment Strategy stima un fabbisogno di 660 miliardi di euro annui fino al 2030 per finanziare la transizione. Per mobilitare il capitale privato, l'UE introduce nuovi strumenti come il Strategic Infrastructure Investment Fund (SII Fund), che agirà come piattaforma di co-investimento con la BEI, e l'Operator Securitisation Facility (OSF), progettato per trasformare i flussi di entrate tariffarie future dei gestori di rete in liquidità immediata senza trasferire la proprietà fisica degli asset. Rimane il grande assente della questione degli stati membri, ovvero il fabbisogno ridotto di Energia nucleare che necessita di una grande consapevolezza politica e popolare per essere intrapresa per stabilizzare anche il problema delle oscillazioni di prezzo dell’energia, come Francia e Spagna che detengono quote importanti. terza slide
Difficoltà strutturali e ostacoli per le imprese
Nonostante l'ambizione di AccelerateEU, il sistema produttivo europeo affronta criticità che rischiano di rendere le misure inefficaci se non accompagnate da riforme profonde. L'Europa importa ancora il 64% della sua energia, rendendo l'economia vulnerabile alla domanda asiatica che spesso supera l'UE nelle aste per il GNL. Un forte ostacolo alla crescita rimane il costo energetico alto che nella prima metà del 2025 era circa il doppio di quelle applicate al gas. Infatti, in Italia e Germania l'elettricità è tassata da tre a cinque volte più dei fossili. Le infrastrutture di rete hanno un altro problema ovvero che l'Italia spreca tra 2 e 4 TWh di energia rinnovabile ogni anno perché la rete non è in grado di assorbirli. Infine, il piano non introduce un quadro europeo coordinato sulla tassazione degli extraprofitti, nonostante le compagnie petrolifere abbiano incassato oltre 30 milioni di dollari l'ora all'inizio della crisi. È evidente che non c’è solo un problema di stoccaggio, diversificazione del mix energetico, ma anche delle infrastrutture non adeguate attualmente a sopportare e gestire le problematiche.




