News - 05 maggio 2026, 10:53

Villa Arconati, la “piccola Versailles” svela i suoi segreti da diva: dal 4 all’8 maggio visite guidate sui set de “Il diavolo veste Prada 2”

a Fondazione Augusto Rancilio apre le porte della storica dimora rococò, location italiana del film con Meryl Streep e Anne Hathaway. Un viaggio tra colonnati, scaloni d’onore e l’affresco dei fratelli Galliari.

Villa Arconati, la “piccola Versailles” svela i suoi segreti da diva: dal 4 all’8 maggio visite guidate sui set de “Il diavolo veste Prada 2”

Bollate (Milano) – C’è un luogo, a pochi chilometri da Milano, dove il tempo sembra essersi fermato per sposare l’eterno. È Villa Arconati, soprannominata la “piccola Versailles” di Castellazzo di Bollate, che per anni è rimasta un gioiello appartato agli occhi del grande pubblico. Ora, però, le sue stanze parlano al mondo: sono loro, quelle eleganti architetture rococò, a fare da sfondo ad alcune delle scene più iconiche de Il diavolo veste Prada 2, il film più atteso e già amato della stagione.

La produzione, ambientata tra Stati Uniti, il lago di Como e Milano, ha scelto Villa Arconati mantenendo il più totale riserbo. Solo i trailer internazionali avevano lasciato intravedere – senza svelarla del tutto – la scenografia perfetta che la dimora settecentesca offriva alla regia. Oggi, con il film finalmente nelle sale, la villa esce dall’ombra e si prende la scena. Da lunedì 4 a venerdì 8 maggio, alle ore 15.00, la Fondazione Augusto Rancilio – che negli ultimi anni ha restituito al complesso l’antico splendore grazie a un accurato progetto di restauro – organizza visite guidate esclusive sul set cinematografico.

Il percorso dura circa 75 minuti e costa 10 euro (biglietti disponibili online sul sito www.villaarconati-far.it o in loco, con posti limitati). Un’occasione unica per camminare dove hanno camminato Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci e la new entry Simone Ashley. E per scoprire come una dimora nobiliare del Settecento sia riuscita a diventare il raffinato contrappunto europeo alla scintillante New York del film.

Il pubblico riconoscerà subito il colonnato in granito della Corte Nobile, lo scenografico Scalone d’onore con la celebre copia del Laocoonte dei Musei Vaticani, e la spettacolare Sala di Fetonte, dominata dal ricchissimo affresco a trompe l’oeil dei fratelli Galliari – gli stessi scenografi che inaugurarono il Teatro alla Scala. Ma gli occhi più attenti, spiega la Fondazione, arriveranno a cogliere un dettaglio decisivo: la parte inferiore del colossale Pompeo Magno, che appare nel flashback finale, quello che rivela come “non tutto è ciò che sembra” nel brillante secondo capitolo della saga.

C’è però un significato più profondo, quasi filosofico, nel fatto che la regia abbia scelto proprio Villa Arconati. Come ricorda il mito di Fetonte – il giovane che osò guidare il carro del Sole e fu distrutto dalla sua stessa ambizione – la Vanità è destinata a perire, mentre l’autentica Bellezza è eterna. Lo scorrere del tempo, qui, non consuma l’eleganza: la amplifica. La villa, con le sue sale affrescate e i suoi cortili monumentali, non è solo uno sfondo patinato, ma un commento silenzioso e potente a un film che parla di potere, mode, apparenze e verità.

Redazione

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