News - 04 maggio 2026, 12:00

Decreto Lavoro 2026: incentivi, “salario giusto” e opportunità per le partite IVA

Decreto Lavoro 2026: incentivi, “salario giusto” e opportunità per le partite IVA

Il nuovo Decreto Lavoro 2026, approvato dal Consiglio dei ministri in vista del Primo Maggio, introduce un pacchetto di misure che punta a rafforzare l’occupazione stabile e a ridefinire il rapporto tra incentivi pubblici e qualità del lavoro.

Al centro del provvedimento ci sono tre pilastri: bonus assunzioni, “salario giusto” e contrasto alle forme di lavoro irregolare.
Il decreto stanzia circa 900 milioni di euro per incentivare le assunzioni a tempo indeterminato, in particolare di giovani under 35 e donne. Per i giovani è previsto un esonero contributivo fino a 500 euro al mese per 24 mesi (650 euro in alcune aree), mentre per le lavoratrici svantaggiate il beneficio può arrivare fino a 650 euro mensili, con picchi più alti nelle aree geografiche nel Mezzogiorno. 
Confermata anche la decontribuzione totale per le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato, misura particolarmente rilevante per le microimprese. La vera novità è però il concetto di “salario giusto”. 
Il governo sceglie di non introdurre un salario minimo legale, ma di legare gli incentivi pubblici all’applicazione dei contratti collettivi più rappresentativi. 
In pratica, le imprese potranno accedere ai bonus solo se garantiscono retribuzioni in linea con i contratti nazionali “leader”, rafforzando così la contrattazione collettiva e limitando fenomeni di dumping salariale (un’azienda retribuisce il lavoratore meno di quanto sarebbe normalmente previsto).

Per le partite IVA e i piccoli imprenditori, il decreto rappresenta un’opportunità ma anche un vincolo. Da un lato, gli sgravi riducono il costo del lavoro e favoriscono la crescita dimensionale; dall’altro, l’accesso agli incentivi richiede maggiore attenzione alla compliance contrattuale e alla qualità delle condizioni offerte ai lavoratori. 
Questo implica anche un possibile aumento degli oneri amministrativi.Non mancano interventi sul lavoro digitale: nuove regole per le piattaforme e per i rider puntano a contrastare il cosiddetto caporalato digitale, introducendo maggiore tracciabilità e, in alcuni casi, presunzioni di subordinazione.

In sintesi, il Decreto Lavoro 2026 segna un cambio di approccio: meno sussidi generalizzati e più incentivi selettivi, legati alla qualità del lavoro. Per le PMI e le partite IVA, la sfida sarà sfruttare i benefici senza perdere flessibilità, adattandosi a un quadro normativo sempre più orientato alla tutela del lavoro stabile e regolare, in linea con le indicazioni europee.

Marta Zanni

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