News - 26 aprile 2026, 15:17

Servizi alla persona, la svolta di Latronico: “Dalle promesse alla presa in carico reale”

L’assessore alla Regione Basilicata lancia il nuovo Piano Integrato 2026-2030. Stop alla logica delle singole prestazioni, via libera a percorsi continui e misurabili. La cooperazione sociale diventa pilastro strategico del sistema.

Servizi alla persona, la svolta di Latronico: “Dalle promesse alla presa in carico reale”

POTENZA – “Oggi il tema non è più definire obiettivi, ma renderli operativi”. Con questa frase, l’assessore alla Salute, Politiche per la Persona e PNRR della Basilicata, Cosimo Latronico, ha fotografato il cambio di passo richiesto al sistema dei servizi alla persona. L’occasione è stata l’Assemblea regionale di Confcooperative Federsolidarietà Basilicata, intitolata “Cooperazione sociale: inclusione, territori e nuove opportunità”, svoltasi presso il Polo Bibliotecario di Potenza.

Il messaggio centrale dell’intervento dell’assessore è chiaro: la Basilicata è pronta a voltare pagina. Dopo anni di frammentazione, prestazioni a compartimenti stagni e una gestione spesso reattiva delle emergenze, il territorio si dota finalmente di uno strumento organico. “Siamo in fase di adozione del Piano Integrato della Salute e dei servizi alla persona e alla comunità 2026–2030”, ha annunciato Latronico. “Si tratta di un passaggio fondamentale, perché sposta il sistema da una logica centrata sulle prestazioni a una fondata sui percorsi di presa in carico”.

Il cuore della riforma illustrata dall’assessore è l’integrazione. Non più interventi separati tra ambito sanitario, sociosanitario e sociale, ma un unico percorso che segue il cittadino – soprattutto il più fragile – dall’inizio alla fine del bisogno. “Un cambiamento – ha sottolineato Latronico – implica una riorganizzazione complessiva. Significa lavorare sulla continuità assistenziale, sulla gestione dei bisogni complessi, superando sovrapposizioni e vuoti di risposta che negli anni hanno penalizzato l’efficacia del sistema”.

A supporto di questa visione, l’assessore ha richiamato il ruolo degli strumenti territoriali finanziati dal PNRR. Le Case della Comunità e le Centrali Operative Territoriali non sono semplici presidi aggiuntivi, ha spiegato, ma “dispositivi di sistema, fondamentali per garantire il coordinamento dei percorsi e la presa in carico continuativa delle persone, in particolare delle più fragili”.

Lontano dall’essere un semplice fornitore di servizi, il Terzo Settore è stato indicato come una “componente strutturale” del sistema che si vuole costruire. “È nei territori che si realizza concretamente la continuità della presa in carico – ha affermato l’assessore – ed è lì che la cooperazione sociale già opera, garantendo prossimità, relazione e capacità di adattamento”. Un riconoscimento esplicito del valore aggiunto portato dalle cooperative, spesso in prima linea nelle periferie sociali e sanitarie della regione.

Latronico ha però voluto mettere in guardia da un rischio concreto: quello di disperdere le potenzialità del Piano in modelli di gestione basati esclusivamente sul massimo ribasso dei costi. “Un sistema integrato non può poggiare su modelli frammentati o orientati al ribasso. Dobbiamo rafforzare strumenti come la co-programmazione e la co-progettazione, garantendo stabilità e qualità dei servizi”.

L’altro grande elemento di novità introdotto dal Piano è l’orientamento agli esiti. Non basterà più dimostrare di aver erogato una certa prestazione, ma occorrerà provare che quella prestazione abbia migliorato la vita della persona. “Dobbiamo essere in grado di misurare concretamente l’efficacia degli interventi – ha dichiarato Latronico – dalla riduzione dei ricoveri evitabili al mantenimento dell’autonomia delle persone”. Una svolta culturale che richiede nuovi strumenti di monitoraggio e una trasparenza mai vista prima.

Infine, un passaggio dedicato alle lavoratrici e ai lavoratori del settore. “La qualità dei servizi è strettamente legata alla qualità delle condizioni di lavoro. Senza sostenibilità organizzativa ed economica, il modello di integrazione rischia di restare sulla carta”. Un avvertimento che suona come un impegno: non si può chiedere prossimità e cura se chi opera è sotto stress o mal retribuito.

In chiusura, l’assessore ha riassunto le tre leve su cui la Basilicata può contare: “Una programmazione chiara (il Piano 2026-2030), risorse straordinarie (grazie al PNRR) e una rete territoriale già attiva (le cooperative e il Terzo Settore)”. La sfida, ha concluso Latronico, è metterle a sistema, costruendo un modello integrato, orientato agli esiti e capace di garantire continuità nella presa in carico. “In questo percorso – ha affermato – la cooperazione sociale è parte integrante del sistema e interlocutore stabile delle istituzioni”.

La palla, ora, passa alla capacità di trasformare le parole in azioni quotidiane, nei consultori, nelle case di comunità e nei servizi a domicilio della regione.

Redazione

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