News - 25 aprile 2026, 09:47

Fondali della Sicilia sud-orientale, nuove indagini subacquee per svelare i segreti sommersi

Al via il progetto pilota della Regione Siciliana con Soprintendenza del Mare e Arpa Sicilia. Tecnologie d'avanguardia per mappare tra i 50 e i 150 metri di profondità. Focus sull'area di Brucoli e il giallo dei Bronzi di Riace

Fondali della Sicilia sud-orientale, nuove indagini subacquee per svelare i segreti sommersi

Palermo – Che cosa si nasconde sui fondali della Sicilia sud-orientale? A cercare una risposta, a partire da questa mattina, sarà un nuovo progetto pilota promosso dalla Regione Siciliana, che per la prima volta integra competenze archeologiche e monitoraggio ambientale in un programma sistematico di ricerca in acque profonde. L'obiettivo è individuare nuove aree di interesse archeologico e naturalistico lungo le coste dell'Isola, a profondità comprese tra i 50 e i 150 metri.

A coordinare scientificamente le operazioni sarà l'archeologo Roberto La Rocca, affiancato dai team tecnici della Soprintendenza del Mare e di Arpa Sicilia, le due istituzioni regionali che da oggi collaborano sul campo grazie a un accordo operativo volto allo sviluppo di programmi di ricerca integrata per la tutela del patrimonio culturale e ambientale marino. Le aree di intervento interesseranno diverse zone della costa sud-orientale, con un focus particolare sul tratto di Brucoli, nel Siracusano.

Proprio quest'ultima località è da tempo al centro dell'interesse degli studiosi per alcune ipotesi affascinanti e ancora tutte da verificare. Secondo alcune ricostruzioni, sarebbe stata proprio l'area antistante Brucoli il luogo di provenienza dei celebri Bronzi di Riace, le due statue di guerrieri greci risalenti al V secolo a.C., ritrovate per caso nel 1972 al largo della Calabria. Le nuove tecnologie a disposizione degli scienziati potrebbero finalmente fare chiarezza su uno dei casi più dibattuti dell'archeologia subacquea mediterranea.

Per realizzare la mappazione, le squadre impiegheranno strumenti d'avanguardia: Side scan sonar (SSS), Multi beam echo sounder (MBES) e veicoli subacquei telecomandati (ROV). Questi dispositivi consentiranno di scandire i fondali con una precisione mai raggiunta prima e di verificare le numerose segnalazioni e ricostruzioni avanzate nel corso degli anni da storici e appassionati. L'approccio, come sottolinea l'assessore regionale ai Beni culturali e all'identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato, segna "un salto di qualità nell'approccio alla conoscenza del patrimonio sommerso". L'integrazione tra diverse competenze – ha aggiunto – consente per la prima volta "una lettura interdisciplinare e su larga scala dei fondali siciliani, anche grazie al contributo di Arpa Sicilia".

Non solo archeologia, dunque. La presenza dell'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente garantisce infatti un'attività di monitoraggio parallelo sugli ecosistemi marini, trasformando il progetto in un osservatorio unico per la salute dei mari siciliani. Un approccio che, nelle intenzioni dei promotori, potrà diventare un modello esportabile anche in altre regioni del Mediterraneo. "Questa sinergia – commenta il soprintendente del Mare Ennio Turco – rafforza la tutela e apre a nuove prospettive di ricerca, restituendo centralità al mare come archivio della nostra storia".

Le operazioni, che si annunciano complesse e articolate, proseguiranno nei prossimi mesi. I primi risultati potrebbero già fornire indizi importanti non solo sul mistero dei Bronzi di Riace, ma più in generale su rotte commerciali antiche, relitti sommersi e paesaggi costieri scomparsi. Il mare della Sicilia sud-orientale, crocevia di civiltà per millenni, è pronto a restituire una parte delle sue storie. Basta saperle cercare.

Redazione

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