News - 24 aprile 2026, 10:41

Economia circolare degli pneumatici, arriva la prima certificazione ambientale

Grazie al progetto di Ollum per BR Pneumatici, sviluppate le regole per misurare l’impatto dei prodotti ricostruiti. Un traguardo che apre le porte alle EPD per l’intero settore

Economia circolare degli pneumatici, arriva la prima certificazione ambientale

Milano – Gli pneumatici ricostruiti rappresentano da decenni un esempio virtuoso di economia circolare: si parte da una carcassa usata, la si rigenera e la si rimette su strada, evitando di produrre un nuovo pneumatico e risparmiando materie prime. Eppure, fino a oggi, questo settore soffriva di una paradossale mancanza di riconoscimento: non esisteva alcuno standard internazionale per misurare e certificare in modo trasparente i propri benefici ambientali.

A colmare questo vuoto ci ha pensato un progetto avviato da BR Pneumatici, azienda storica attiva dal 1963, in collaborazione con Ollum, società di consulenza ESG del gruppo TÜV Austria. Il risultato è lo sviluppo della prima PCR (Product Category Rules) dedicata esclusivamente agli pneumatici ricostruiti, un documento che definisce le regole metodologiche condivise per valutare gli impatti ambientali di questa specifica categoria di prodotto.

Senza una PCR, infatti, non è possibile realizzare studi LCA (Life Cycle Assessment) conformi né ottenere certificazioni EPD (Environmental Product Declaration), strumenti sempre più richiesti dal mercato e dalle normative per attestare la sostenibilità di un manufatto. La nuova PCR colma dunque una lacuna storica e, soprattutto, abilita l’intero comparto a comunicare in modo verificato il proprio valore ecologico.

Il percorso per arrivare alla definizione delle regole è stato articolato e trasparente. Ollum ha innanzitutto analizzato in dettaglio il processo produttivo di BR Pneumatici, acquisendo competenze specifiche su un settore tecnico e complesso. È stata quindi condotta un’ampia analisi della normativa esistente e delle PCR già pubblicate per altri prodotti, al fine di individuare le basi metodologiche più solide da cui partire.

La fase successiva ha visto la stesura della bozza della nuova PCR, seguita da un iter di validazione internazionale della durata complessiva di circa sei-sette mesi. L’iniziativa è stata pubblicata sul sito del programma EPD Italy (gestito da ICMQ), con BR Pneumatici come proponente e Ollum nel ruolo di moderatore tecnico. È stato quindi costituito un PCR Committee, composto da esperti di settore e professionisti LCA, che ha discusso e affinato la prima bozza. Il documento è stato poi sottoposto a una consultazione pubblica di un mese, aperta a tutti gli stakeholder interessati. I commenti raccolti sono stati integrati e infine tre revisori indipendenti hanno certificato la robustezza metodologica del testo. A coronamento del processo, la PCR è stata approvata e pubblicata con una validità di cinque anni.

“Questa nuova PCR – si legge nella nota diffusa dalle aziende – non rappresenta solo un risultato per BR Pneumatici, ma un passaggio chiave per l’intero settore. Per la prima volta, le aziende che producono pneumatici ricostruiti possono realizzare studi LCA conformi e accedere alle certificazioni EPD”. Un vantaggio competitivo strategico, in un contesto in cui la domanda di dati ambientali verificati è in forte crescita.

Ollum, da parte sua, sottolinea come l’approccio utilizzato sia sempre orientato all’affidabilità dei dati e alla loro applicabilità operativa lungo l’intera catena del valore. La società, che fa capo al colosso della certificazione TÜV Austria, supporta imprese di diversi settori nella transizione verso modelli più sostenibili. Con questo progetto, BR Pneumatici si conferma invece pioniera nel ricostruito, dimostrando che anche i prodotti nati dal recupero possono – e devono – essere misurati, certificati e valorizzati.

Redazione

SU