L'Italia continua a essere il primo esportatore mondiale di conserve di pomodoro, ma lo scettro pesa un po' di più. In occasione della terza Giornata Nazionale del Made in Italy, celebrata il 15 aprile, l'Anicav (Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali) ha diffuso i dati relativi al 2025, e il quadro mostra il primo segno di flessione dopo un decennio di crescita ininterrotta. Le esportazioni di derivati del pomodoro hanno infatti registrato un calo del 2% in volume e di circa l'8% in valore rispetto all'anno precedente, per un totale di 2,2 milioni di tonnellate e 2,8 miliardi di euro.
Un risultato che resta comunque da primato mondiale, ma che accende i riflettori su un cambio di tendenza. A pesare sono soprattutto i prodotti ad alto valore aggiunto – pelati, polpa e pomodorini – che da soli rappresentano oltre il 64% del valore esportato. Proprio queste lavorazioni sono state le più colpite dai dazi statunitensi, con una flessione del 7,1% in valore. Gli Stati Uniti rimangono comunque il primo mercato extraeuropeo per il rosso italiano, con una quota del 7,5%. Ma è il fronte europeo a fare da traino: Germania, Regno Unito e Francia guidano la classifica delle destinazioni, assorbendo da sole oltre il 60% del valore complessivo delle esportazioni. Curiosità: il Giappone è il sesto mercato mondiale e il secondo extraeuropeo dopo gli Usa.
“Dopo oltre dieci anni registriamo una decrescita sia in valore che in volume”, spiega Marco Serafini, presidente di Anicav. Le cause? Da un lato la situazione geopolitica internazionale, con i conflitti in corso che hanno alterato gli equilibri commerciali. Dall'altro le politiche protezionistiche di alcuni paesi, in particolare degli Stati Uniti. Ma c'è anche un terzo fronte, quello della concorrenza sleale. “Crescono realtà che non possono garantire i nostri stessi standard di qualità, sicurezza e sostenibilità – denuncia Serafini – e che immettono sul mercato prodotti a basso costo. Per questo chiediamo all'Ue l'introduzione di vincoli di reciprocità”.
Ancora più netto il direttore generale Giovanni De Angelis: “Il nostro pomodoro, simbolo del Made in Italy, è fortemente minacciato dalla concorrenza internazionale che punta esclusivamente sul prezzo. La forbice tra i nostri prodotti e quelli dei competitor si allarga, mettendo a rischio quote di mercato conquistate in anni di lavoro”. La soluzione, secondo De Angelis, sta nella coesione di filiera: “Servono dialogo tra tutti gli attori, soprattutto in vista di una campagna che si annuncia complessa per l'incognita dei costi energetici. Un nuovo rincaro potrebbe far schizzare ancora una volta i costi di produzione”.
Il messaggio, nella Giornata del Made in Italy, è chiaro: il brand italiano resta un valore aggiunto riconosciuto in tutto il mondo, ma da solo non basta più. Se la leva del prezzo continua a favorire chi produce a costi più bassi e standard inferiori, l'Italia rischia di perdere terreno. La risposta, secondo l'industria conserviera, non può essere solo difensiva: serve una strategia europea che tuteli la qualità e l'origine, e una filiera del pomodoro più unita che mai.




