News - 16 aprile 2026, 10:00

Rinnovabili in frenata: minori installazioni e incertezza sui costi nel 2025

Dopo anni di espansione, le installazioni calano del 4%. Energia ancora centrale nei costi di produzione

Rinnovabili in frenata: minori installazioni e incertezza sui costi nel 2025

Nel 2025 si arresta la crescita delle energie rinnovabili in Italia: le nuove installazioni scendono da 7,5 a 7,2 GW, segnando un calo del 4%. Il dato interrompe un percorso di espansione che aveva contribuito a contenere il costo dell’energia negli ultimi anni, in particolare per le attività economiche più esposte alle variazioni dei prezzi. Il rallentamento arriva in una fase di tensione sui mercati internazionali delle materie prime energetiche, con effetti attesi sui prezzi dell’elettricità e del gas e un impatto diretto sui costi operativi di imprese e lavoratori autonomi.

Il contributo delle rinnovabili ai costi energetici
Secondo i dati della piattaforma CIRO di Italy for Climate, la produzione da fonti rinnovabili ha evitato circa 3,5 miliardi di euro l’anno di costi energetici aggiuntivi. La crescita registrata tra il 2008 e il 2024, con la potenza installata passata da 24 a 51 GW e la produzione salita da 54 a 112 miliardi di kWh, ha ridotto la dipendenza dall’estero dal 83% al 76%. In termini concreti, si tratta di oltre 30 milioni di barili di petrolio e fino a 6 miliardi di metri cubi di gas in meno ogni anno. Questo andamento ha inciso sull’andamento dei prezzi dell’energia acquistata da imprese e attività professionali, in particolare nei settori dove il consumo energetico rappresenta una quota rilevante dei costi di produzione. Nonostante ciò, la copertura resta limitata al 18% del fabbisogno nazionale, mantenendo una forte esposizione alle dinamiche dei mercati internazionali.

Divari regionali e nuova organizzazione dei prezzi
La distribuzione degli impianti sul territorio evidenzia differenze marcate. Il Lazio registra un incremento del 129% negli ultimi cinque anni e ha già raggiunto il 56% degli obiettivi al 2030, seguito da Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. In altre aree, come Liguria ed Emilia-Romagna, la quota di consumi coperta da rinnovabili resta sotto il 12%. Questo divario assume maggiore rilievo con il passaggio al sistema di prezzi zonali dell’energia elettrica, avviato nel 2025 e previsto a regime entro il 2026. Il nuovo meccanismo collegherà in modo più diretto il costo dell’energia alle condizioni locali di produzione, con effetti differenziati sui costi sostenuti dalle attività economiche. Nei territori con maggiore diffusione di impianti rinnovabili, il prezzo potrà riflettere una struttura produttiva più conveniente, mentre nelle aree meno fornite il peso dell’energia continuerà a incidere in misura più elevata sui bilanci.

Mario Gentile

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