Bentornati con la nostra rubrica dedicata al turismo. Oggi parliamo di enoturismo, un segmento sempre più centrale che traina i flussi e trasforma il viaggio in un’esperienza tra territori e cultura del vino.
Si chiude oggi a Veronafiere la 58ª edizione di Vinitaly, confermandosi non solo come la principale piattaforma internazionale del vino italiano, ma come un vero e proprio motore di attrazione turistica per Verona e il suo territorio.
Con circa 4.000 aziende espositrici e operatori provenienti da oltre 130 Paesi, la manifestazione rafforza il suo ruolo di hub globale per il business vitivinicolo, ma è soprattutto l’evoluzione verso l’enoturismo a segnare il passo di questa edizione.
Vinitaly diventa infatti sempre più un’esperienza che connette produzione, territori e viaggiatori, intercettando una domanda in crescita di turismo esperienziale legato al vino.
I numeri mostrano la solidità del format, non a caso l’ultima edizione ha registrato circa 97.000 visitatori, con una quota internazionale pari a un terzo del totale, mentre storicamente la rassegna supera anche le 150.000 presenze complessive.
Un pubblico sempre più qualificato, composto da buyer, operatori e appassionati, che alimenta un indotto turistico significativo per la città e per l’intero sistema delle destinazioni del vino italiane.
Questo anche perché accanto alla fiera, cresce il peso del fuori salone Vinitaly and the City, che trasforma il centro storico in un palcoscenico diffuso tra degustazioni, eventi culturali e spettacoli.
L’edizione 2026 ha proposto oltre 70 appuntamenti in tre giorni e conferma il forte richiamo sul pubblico consumer, con circa 50.000 ticket venduti nelle ultime edizioni.
Non solo, il format si estende oltre i confini urbani, coinvolgendo anche le aree vitivinicole limitrofe, come la Valpolicella, con esperienze che si protraggono fino a maggio. Una strategia che punta a destagionalizzare i flussi e a distribuire i benefici economici su scala territoriale.
Tra i trend emergenti, oltre alla centralità dell’enoturismo, si consolidano il segmento dei vini low e no alcohol, la sostenibilità e una nuova cultura del consumo più consapevole e occasionale, che amplia la platea senza aumentare i volumi.
Vinitaly si conferma così non solo una fiera, ma un ecosistema che integra business, cultura e turismo, capace di raccontare il vino italiano come esperienza di viaggio, identità e stile di vita.




