News - 31 marzo 2026, 12:00

Smart working e ridefinizione del valore del lavoro

Gli effetti dello smart working su produttività, equilibrio vita-lavoro e percezione del tempo “utile”

Smart working e ridefinizione del valore del lavoro

Lo smart working, o lavoro agile, rappresenta un modello di lavoro flessibile che supera i vincoli di orario e luogo fissi. Inizialmente adottato per far fronte alle difficoltà ad esercitare il

lavoro in presenza durante la pandemia del 2020, oggi questa modalità di lavoro continua ad essere utilizzata dalle aziende portando con sé numerosi benefici. 
Lo smart working inoltre ha profondamente modificato il modo in cui concepiamo il lavoro: la produttività non si misura più in lunghi turni di lavoro in ufficio, ma in termini di efficienza e raggiungimento di obiettivi. Il lavoro da remoto ha dimostrato di avere numerosi benefici. 
Innanzitutto ha permesso di aumentare la produttività. La maggiore autonomia infatti ha consentito ai lavoratori di gestire i propri orari e organizzare le attività da svolgere riducendo tempi morti e interruzioni. 

La possibilità di scegliere il luogo e il tempi di lavoro permette quindi di rimanere focalizzati sugli obiettivi riuscendo anche a gestire meglio la propria vita privata e professionale. 
Inoltre, riducendo o eliminando gli spostamenti quotidiani, lo smart working permette di dedicare tempo prezioso alla famiglia o al benessere personale. Nonostante ciò la sovrapposizione degli spazi domestici e professionali potrebbe generare una sensazione di continua reperibilità accompagnata dalla difficoltà di riuscire a “staccare”.

Un aspetto molto interessante riguarda la ridefinizione del tempo “utile”. 
Lo smart working è stato concepito come una modalità di lavoro intelligente che mira alla responsabilizzazione e all’autonomia dei dipendenti. 
Nel modello tradizionale il lavoro era rigidamente limitato e legato ad un orario preciso: essere presenti in ufficio equivaleva, almeno formalmente, ad essere produttivi. 
Con lo smart working invece il tempo “utile” non coincide con le ore trascorse al lavoro ma con quelle effettivamente impiegate per raggiungere gli obiettivi.

Così, concentrando e utilizzando consapevolmente le proprie risorse, si possono ottenere risultati concreti di qualità. 
Lo smart working quindi non è soltanto una modalità operativa, ma un paradigma che ridefinisce il significato stesso di lavoro. Ad oggi per aumentare l'efficienza e la produttività è necessario sviluppare dei modelli ibridi che sappiano coniugare benessere e performance.

Solo così sarà possibile trasformare il tempo in una risorsa realmente utile.

Camilla Mensi

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