Il nuovo aumento del prezzo del gasolio torna a pesare sui conti delle piccole e medie imprese dell’autotrasporto e sulle partite IVA della logistica. Secondo le associazioni di categoria, la combinazione tra tensioni geopolitiche sui mercati energetici e modifiche fiscali entrate in vigore con la legge di bilancio sta generando un aumento significativo dei costi operativi. I rincari registrati nelle ultime settimane rischiano di incidere sulla sostenibilità economica delle imprese più piccole, la parte prevalente del tessuto produttivo del trasporto merci in Italia.
L’effetto dei rincari del gasolio sui bilanci delle Pmi
Secondo il raggruppamento autonomo di piccole imprese dell’autotrasporto Ruote Libere, il prezzo del gasolio è aumentato di oltre il 21% nel giro di pochi giorni a seguito dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. Un incremento di circa 37 centesimi al litro, spiegano dall’associazione, comporta oltre 11.000 euro di costi aggiuntivi annui per ogni autocarro. In una piccola impresa con cinque mezzi l’impatto può superare facilmente i 55.000 euro all’anno.
Le rilevazioni dell’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese indicano che il diesel self-service ha raggiunto in media circa 1,86 euro al litro, con valori più alti nelle aree autostradali dove il prezzo può superare i 2 euro. A determinare la crescita è soprattutto la tensione sui mercati petroliferi legata alla crisi mediorientale e ai timori per le rotte energetiche nello Stretto di Hormuz, con effetti immediati sulle quotazioni dei carburanti.
Accise allineate e nuovi costi strutturali per la logistica
Alla pressione dei mercati si aggiunge la componente fiscale. Dal 1° gennaio 2026 l’Italia ha equiparato l’accisa su benzina e gasolio, portandola a 672,9 millesimi di euro al litro, cui si aggiunge l’Iva. La misura, introdotta con la legge di bilancio, ha aumentato la base fiscale del diesel utilizzato nel trasporto merci, incidendo direttamente sui costi della filiera logistica.
Per il settore si tratta di un aumento strutturale che si somma ad altri fattori di costo previsti per il 2026, tra cui l’adeguamento dei pedaggi autostradali e l’inflazione sui servizi logistici. Secondo le associazioni dell’autotrasporto, la gestione del rischio legato al carburante resta uno dei nodi principali dei contratti di trasporto. Tra le proposte avanzate al governo figurano l’utilizzo delle riserve strategiche per attenuare la volatilità dei prezzi e una temporanea sterilizzazione dell’Iva sui carburanti per contenere l’impatto sui bilanci delle imprese più piccole.




