News - 11 marzo 2026, 13:10

Intelligenza Artificiale e futuro dell'uomo. A Roma il convegno sull’“intelligenza integrale”

Alla Pontificia Università Antonianum esperti a confronto su etica e formazione. Lanciato un Osservatorio Internazionale con la Mississippi State University per una tecnologia human-centered che non sostituisca il giudizio critico

Intelligenza Artificiale e futuro dell'uomo. A Roma il convegno sull’“intelligenza integrale”

ROMA – Può una macchina sostituire la complessità dell’essere umano? E qual è il confine tra un potente strumento di calcolo e la coscienza? Sono queste le domande al centro del convegno “Fare per imparare. Etica e formazione nell’era dell’intelligenza artificiale”, che si è aperto oggi, 10 marzo, presso la Pontificia Università Antonianum di Roma. L’incontro, organizzato in collaborazione con la Mississippi State University, rappresenta un momento di confronto internazionale su come governare la rivoluzione tecnologica senza perdere di vista la dignità e la specificità dell’uomo.

L’evento si inserisce nel solco delle attività dell’Osservatorio Internazionale per l’Intelligenza Integrale, l’Etica e il Valore Pubblico, un progetto nato lo scorso novembre grazie alla collaborazione tra lo stesso ateneo pontificio, il Formez PA e il CSI Piemonte. L’obiettivo dell’Osservatorio è creare uno stabile spazio di riflessione interdisciplinare e cooperazione istituzionale dedicato alla governance etica, giuridica e culturale dell’IA. L’accordo con la Mississippi State University rafforza questa missione, estendendo la ricerca al contesto nordamericano e gettando ponti tra diversi approcci culturali e normativi.

In un’epoca in cui la tecnologia spinge sempre più avanti il concetto di limite, il dibattito si concentra sulla necessità di un paradigma di trasformazione digitale “human-centered”, capace di generare valore pubblico coniugando innovazione e responsabilità. Come ha sottolineato il professor Giuseppe Torre, moderatore dell’incontro e direttore scientifico dell’Osservatorio, ci si deve interrogare sul significato profondo dell’intelligenza. «Per me, l’intelligenza integrale – ha spiegato Torre – è la capacità di tenere insieme ciò che il nostro tempo tende a separare: la tecnica e il senso, l’efficienza e la dignità, la conoscenza e la saggezza».

Al centro della riflessione vi è la consapevolezza che l’essere umano è fatto di relazioni e sentimenti. Richiamando gli studi del neuroscienziato Antonio Damasio, è stato evidenziato come l’emozione sia parte integrante del circuito della ragione. Un elemento, questo, che distingue radicalmente l’uomo dalla macchina. Da qui il concetto di “conoscenza aumentata” lanciato dal professor Torre: «Una civiltà che misura tutto e comprende poco, che produce risposte senza educare alle domande, è una civiltà potente e insieme fragile. La conoscenza aumentata è una forma più alta di relazione tra umano e tecnologia, nella quale la potenza degli strumenti amplia le nostre capacità ma non sostituisce il giudizio, non spegne il pensiero critico».

A dare il benvenuto ai partecipanti è stato fra Agustín Hernández Vidales, rettore della Pontificia Università Antonianum, che ha paragonato la complessità del mondo digitale al celebre frammento di Eraclito “La natura ama nascondersi”. «Il mondo digitale nasconde infinità di cose di cui dobbiamo essere consapevoli – ha dichiarato il rettore – ed è necessario un approccio olistico che crei ponti per favorire la collaborazione globale e locale».

Soddisfazione per la collaborazione è stata espressa anche da David Shaw, Provost della Mississippi State University, che domani guiderà la delegazione dell’ateneo all’Udienza generale di Papa Leone XIV. «Integrale è una parola chiave – ha spiegato Shaw – poiché l’IA non è finalizzata alla sola efficienza computazionale, ma al progresso dell’umanità. La conversazione odierna riunisce università, industria e policy maker, creando un ambiente ricco per discussioni critiche su come sviluppare queste tecnologie in modo etico e responsabile».

Redazione

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