News - 24 febbraio 2026, 11:00

Automazione cognitiva: quali professioni cambiano davvero con l’intelligenza artificiale?

Come l’intelligenza artificiale sta trasformando compiti, competenze e opportunità nel mondo del lavoro.

Automazione cognitiva: quali professioni cambiano davvero con l’intelligenza artificiale?

Per anni l’automazione ha interessato soprattutto il lavoro manuale e i processi produttivi. 
Oggi, grazie all’affermazione dell’intelligenza artificiale e alla creazione di modelli di AI generativa, la trasformazione riguarda anche le attività cognitive. 
Sta iniziando una vera e propria rivoluzione produttiva dove non solo gesti e azioni ripetitive vengono automatizzate ma anche abilità tipicamente umane come la capacità decisionale o di giudizio. L’automazione colpisce soprattutto le professioni caratterizzate da compiti standardizzabili e quindi facilmente replicabili da una macchina. 
Nel mondo contabile, legale o amministrativo si sono sviluppati dei software intelligenti capaci di analizzare dati, correggere errori o controllare bilanci. 
Anche nell’ambito del marketing e della comunicazione viene utilizzata l’intelligenza artificiale generativa per produrre contenuti sempre più realistici a partire da brevi descrizioni. Tuttavia non si può parlare di sostituzione totale. 
Più che eliminare intere professioni, l’intelligenza artificiale entra in gioco per supportarne e agevolarne lo svolgimento. Negli anni infatti è sempre più acceso il dibattito in merito a questo argomento: potrà mai una macchina sostituire l’intelligenza umana? Si tratta di una questione complessa a cui non è ancora stata fornita una risposta univoca. 
Nonostante ciò molte ricerche hanno individuato i limiti di tale machine: la mancanza di empatia, di sentimento e di moralità sono tra i principali elementi che distinguono quest’ultime dall’uomo. 
In questo scenario il lavoratore cambia ruolo, non scompare ma collabora con l’algoritmo. 
Dal punto di vista economico, i benefici sono evidenti: migliora la produttività, riduce i costi operativi e consente di ottenere grandi vantaggi sul mercato.La vera questione non è dunque se l’AI sostituirà il lavoro umano, ma quali attività saranno trasformate e con quali effetti. 
Le istituzioni devono quindi sfruttare questo vantaggio e investire in questi ambiti affinché l’automazione diventi un valido alleato. 
Le professioni che cambieranno davvero sono quindi quelle in cui prevale la routine e la ripetizione. Al contrario quelle in cui restano centrali creatività, giudizio critico e interpretazione troveranno nell’intelligenza artificiale uno strumento di supporto. 
La vera sfida consiste nel saper integrare tecnologia e capitale umano in un nuovo equilibrio produttivo.

Camilla Mensi

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