News | 17 febbraio 2026, 10:00

L'Intelligenza Artificiale e l'autorialità nell'arte: un riflessione contemporanea

Tra copia e creazione, l’era dell’AI ridefinisce il confine tra originale e simulazione, interrogando il senso stesso dell’essere autori nel tempo della riproducibilità infinita

L'Intelligenza Artificiale e l'autorialità nell'arte: un riflessione contemporanea

L’arte ha sempre vissuto in un dialogo continuo con la copia e la riproduzione. Dai calchi dell’antichità alle stampe rinascimentali, passando per le edizioni digitali, la copia non è mai stata un semplice atto di imitazione, ma un mezzo di conoscenza e rigenerazione dell’opera. Questo concetto si radica profondamente nella storia dell’estetica, dove l’idealismo ha esaltato l’unicità dell’opera d’arte, portando alla sacralizzazione del capolavoro come simbolo del mercato e dei musei.

Con l’arrivo della modernità, però, questa concezione è stata stravolta. L'aura dell'opera d'arte ha cominciato a dissolversi, permettendo all'arte di integrarsi nel flusso della vita quotidiana. Questo cambiamento ha segnato l’inizio dell'arte contemporanea, dove l’idea e il concetto hanno preso il posto dell’unicità materiale. Negli ultimi decenni, con l’avvento delle nuove tecnologie, la questione della riproducibilità è tornata centrale: si possono replicare non solo le opere, ma anche lo stile e il gesto creativo degli artisti.

L'Intelligenza Artificiale (AI) ha portato questa trasformazione a un nuovo livello. Oggi, l'AI non si limita a riprodurre opere d'arte; essa assimila l’autore, il suo linguaggio e il suo “genio”. Questa evoluzione ha portato a una nuova soglia di riproducibilità: la capacità di emulare l'autorialità. Se il filosofo Walter Benjamin parlava della perdita dell'aura nell'epoca della riproducibilità tecnica, oggi assistiamo a una seconda mutazione, dove l’indistinzione tra umano e artificiale pone interrogativi profondi sull’autorialità.

In questo contesto complesso, emerge una verità fondamentale: l’arte non è solo il prodotto della mano che la esegue, ma è intimamente legata alla coscienza di chi la percepisce. La macchina può replicare stili e immagini, ma non può cogliere il senso della loro necessità, né il legame tra esperienza e creazione. Ciò che rimane irriducibile è il desiderio umano di creare, conoscere e ricordare, elementi che sfuggono alla simulazione artificiale.

Le epoche, come ci ricordano i saggi del convegno, reinventano continuamente il modo di moltiplicare il reale. L’arte sopravvive non opponendosi alla copia, ma attraversandola. Essa scorre tra memoria e invenzione, corpo e immagine, materia e dato. In questo movimento perpetuo, la copia non annulla l’originale; piuttosto, lo custodisce e lo traduce, permettendo così la sua continua esistenza.

In conclusione, mentre ci adattiamo a convivere con le infinite forme dell’arte contemporanea, ci rendiamo conto che ciò che chiamiamo “originale” è, in effetti, la prima delle sue copie. L'Intelligenza Artificiale, con tutte le sue potenzialità, non cancella l'importanza dell'autorialità, ma invita a una riflessione profonda su cosa significhi realmente essere creatori in un mondo dove tutto può essere riprodotto.

Andrea Nano