News - 12 febbraio 2026, 10:00

Olio d’oliva, l’import tunisino fa crollare i prezzi in Italia

Il boom delle importazioni a basso costo e la proposta di raddoppiare le quote senza dazi mette in difficoltà i piccoli produttori italiani, con prezzi in discesa e margini in rosso.

Olio d’oliva, l’import tunisino fa crollare i prezzi in Italia

Il mercato italiano dell’olio d’oliva sta vivendo una fase di stress economico significativo per le piccole e medie imprese agricole e per le partite Iva che operano nella filiera dell’extravergine. Secondo l’organizzazione agricola Coldiretti, nei primi dieci mesi del 2025 le importazioni di olio dalla Tunisia sono aumentate di circa il 40%, proprio in concomitanza con l’avvio della raccolta nazionale, esercitando una fortissima pressione sui prezzi interni fino a costringere molte aziende a vendere sotto costo.

Importazioni in crescita e prezzi a picco
L’Italia ha visto entrare oltre 500mila tonnellate di olio d’oliva straniero nel 2025, a fronte di una produzione nazionale di circa 300mila tonnellate, evidenziando una dipendenza strutturale dalle importazioni che supera il consumo interno. Il prodotto tunisino, spesso venduto a circa 3,50 euro al chilo all’ingrosso, appare economicamente difficile da contrastare per i produttori italiani, che affrontano costi di produzione più elevati e una minore capacità di assorbire ribassi prolungati nei listini. Coldiretti e Unaprol segnalano che le importazioni a dazio zero — e la possibile espansione delle quote agevolate fino a 100mila tonnellate su pressione di Tunisi — aggraverebbero la situazione, come dimostrato da un aumento del 38% nei primi nove mesi del 2025 e un calo dei prezzi dell’extravergine italiano di oltre il 20%.
Nel mercato tunisino stesso si registra un contesto di prezzi in diminuzione: secondo dati ufficiali, il prezzo medio all’export dell’olio tunisino è crollato di oltre il 46% tra le stagioni 2023/2024 e 2024/2025, con la maggioranza del volume esportato sfuso piuttosto che confezionato.

Effetti su partite Iva agricole e filiera produttiva
Sulle micro e piccole imprese agricole italiane si avvertono gli effetti immediati della compressione dei prezzi. Con costi operativi che includono raccolta, trasporto e trasformazione, il prezzo di vendita dell’olio sotto la soglia di costo riduce i margini di profitto o li azzera, penalizzando la sostenibilità economica delle coltivazioni di ulivi. Coldiretti ha più volte denunciato l’uso di olio estero da parte dell’industria dell’imbottigliamento italiano per comprimere i listini interni, dando priorità al prezzo più basso piuttosto che alla qualità e alla provenienza controllata.

In questo quadro, la filiera delle Pmi olivicole affronta non solo la concorrenza sui prezzi, ma anche una crescente necessità di tutela del made in Italy e di strumenti istituzionali per bilanciare l’accesso ai mercati esteri senza compromettere la redditività dei piccoli produttori.

Mario Gentile

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