Venezia – Un allarme sociale ed economico sull'applicazione della Direttiva europea "Case Green". A lanciarlo è l'assessore regionale veneto allo Sviluppo economico e all'Energia, Massimo Bitonci, durante un incontro a Mestre con CNA. La norma Ue, che deve essere recepita dall'Italia entro maggio 2026 e che fissa obiettivi di efficienza energetica crescenti per gli edifici, rischia di trasformarsi da "opportunità ambientale a fattore di pressione" se non accompagnata da una strategia nazionale chiara e incentivi stabili .
La direttiva (UE) 2024/1275, parte del pacchetto "Fit for 55", ha l'obiettivo ambizioso di decarbonizzare completamente il parco immobiliare europeo entro il 2050 . In Italia, le tempistiche prevedono che gli edifici residenziali raggiungano almeno la classe energetica E entro il 2030 e la D entro il 2033 . Per farlo, è necessario un massiccio piano di riqualificazione: secondo la Commissione Europea, gli edifici sono responsabili del 40% del consumo energetico Ue e il 75% del patrimonio è energeticamente inefficiente .
Il nodo centrale, sottolinea Bitonci, è il carico finanziario che ricade direttamente sui cittadini. Gli interventi necessari – come cappotti termici, sostituzione di infissi, installazione di pompe di calore e impianti fotovoltaici – hanno un costo stimato tra i 30.000 e i 60.000 euro per singola unità abitativa . Stime indipendenti di istituti di ricerca confermano l'ordine di grandezza, indicando costi per famiglia che possono andare da 20.000 a oltre 55.000 euro .
"La transizione energetica del settore edilizio non può essere imposta senza tenere conto della sostenibilità economica e sociale degli interventi", ha dichiarato l'assessore . Il rischio è che la direttiva colpisca in modo sproporzionato le fasce più vulnerabili: anziani con pensioni minime e famiglie che vivono in condomini costruiti tra gli anni '60 e '80, dove le decisioni collettive sono complesse e i costi da ripartire molto elevati .
Un ulteriore elemento di criticità è l'assenza di un quadro nazionale certo. Il recepimento della Direttiva Case Green, stando agli ultimi aggiornamenti, non risulta ancora incluso nei piani legislativi del governo . Questa incertezza, unita alla mancanza di incentivi "strutturali e continuativi", rischia di paralizzare il mercato: molti proprietari potrebbero rinviare gli interventi in attesa di chiarimenti, senza i quali però si espongono a un altro pericolo .
Le banche, infatti, stanno già incorporando i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle loro valutazioni. Gli immobili inefficienti potrebbero quindi essere penalizzati nell'accesso al mutuo, vedersi applicare tassi più alti e subire una progressiva svalutazione di mercato . Un circolo vizioso che intaccherebbe direttamente il patrimonio delle famiglie meno abbienti.
La sfida è particolarmente impegnativa per l'Italia, che ha uno dei parchi immobiliari più vecchi e inefficienti d'Europa. Oltre l'83% degli edifici residenziali è stato costruito prima del 1990 e più della metà prima degli anni '70 . Secondo i dati ENEA, circa il 70% delle abitazioni ricade nelle classi energetiche più basse (E, F, G) .
Nonostante il ritardo strutturale, alcuni studi indicano che il Paese ha compiuto progressi significativi grazie agli incentivi degli ultimi anni, avendo già raggiunto una riduzione dei consumi del 9,1% rispetto al target del 16% previsto per il 2030 . La strada da percorrere, tuttavia, resta impegnativa e costosa: secondo il Politecnico di Milano, servirebbero almeno 180 miliardi di euro di investimenti .
L'appello lanciato dal Veneto chiede dunque alla politica nazionale di definire urgentemente una strategia che coniughi gli imperativi ambientali con la tutela sociale. Una preoccupazione condivisa da esperti del settore. Ulrich Santa, direttore dell'Agenzia CasaClima di Bolzano, ha recentemente sottolineato che il principio "energy efficiency first" significa intervenire prima sugli edifici peggiori, spesso abitati da persone economicamente fragili, e che queste famiglie "hanno bisogno di supporto per superare le numerose barriere che la riqualificazione comporta" .
Servono, in altre parole, meccanismi di sostegno "strutturali, pensati per i prossimi 10-15 o addirittura 20 anni", che evitino gli effetti distorsivi di misure emergenziali come il Superbonus e guidino in modo ordinato e socialmente equo la trasformazione del nostro patrimonio abitativo . La scadenza di maggio 2026 si avvicina, e per migliaia di famiglie la domanda su come affrontare questa transizione epocale resta ancora senza una risposta chiara.




