News - 10 febbraio 2026, 10:00

Holding: qualificazione fiscale e test di prevalenza tra forma giuridica e sostanza economica

Quando la qualificazione dipende dai numeri di bilancio e dall’attività effettivamente svolta: criteri applicativi, criticità e riflessi operativi per i gruppi d’impresa

Holding: qualificazione fiscale e test di prevalenza tra forma giuridica e sostanza economica

La corretta qualificazione di una società come holding assume un ruolo centrale nella pianificazione fiscale e nella gestione dei gruppi d’impresa, incidendo in modo significativo sul trattamento ai fini IRES e IRAP, nonché sull’applicazione di discipline particolarmente sensibili, come quella delle società di comodo. L’articolo 162-bis del TUIR rappresenta oggi il perno normativo di riferimento, distinguendo tra holding finanziarie, holding non finanziarie e soggetti ad esse assimilati.

In linea generale, una società che esercita in via esclusiva l’attività di assunzione di partecipazioni in società industriali può essere qualificata come holding industriale senza necessità di ulteriori verifiche, indipendentemente dal codice ATECO adottato. Il quadro si complica, invece, quando la holding affianca alla detenzione di partecipazioni altre attività, come la gestione immobiliare, lo sfruttamento di beni immateriali o lo svolgimento diretto di attività operative. In tali ipotesi diventa necessario applicare il cosiddetto test di prevalenza.

Il test di prevalenza ha natura patrimoniale e si fonda sull’analisi della composizione dell’attivo dello stato patrimoniale dell’ultimo bilancio approvato. Occorre confrontare il valore contabile delle partecipazioni immobilizzate – unitamente ai crediti finanziari verso le partecipate – con il totale dell’attivo. Restano escluse dal calcolo le partecipazioni iscritte nell’attivo circolante, così come impegni e garanzie prestate, secondo un orientamento ormai consolidato dell’Amministrazione finanziaria. L’utilizzo del valore contabile, e non di quello fiscalmente riconosciuto, rafforza l’esigenza di una rappresentazione di bilancio coerente e attentamente presidiata.

Un ulteriore profilo di attenzione emerge quando la holding detiene partecipazioni sia in soggetti finanziari sia in soggetti non finanziari. In questo caso, la qualificazione come holding industriale è subordinata al fatto che il valore complessivo delle partecipazioni in società non finanziarie risulti prevalente rispetto al totale delle partecipazioni immobilizzate. La verifica va inoltre “guardata in profondità” nei casi di partecipazione in sub-holding, assumendo rilevanza la natura delle partecipazioni detenute a valle della catena societaria.

Accanto alle holding in senso stretto, il legislatore ha previsto la categoria dei soggetti assimilati, che ricomprende, tra gli altri, le società che svolgono attività di finanziamento o rilascio di garanzie all’interno del gruppo. In assenza di un test quantitativo espresso, la qualificazione richiede una valutazione sostanziale dell’attività svolta, che deve presentare caratteri di sistematicità e organizzazione, andando oltre la mera occasionalità. Un approccio coerente con la ratio della norma consente di escludere dall’assimilazione le capogruppo industriali che effettuano finanziamenti infragruppo in modo marginale e accessorio.

In conclusione, la disciplina delle holding impone un’analisi attenta non solo della struttura patrimoniale, ma anche della concreta operatività societaria. Per il professionista, ciò significa adottare un approccio integrato tra bilancio, governance e fiscalità, al fine di prevenire riqualificazioni e gestire in modo consapevole le ricadute tributarie.

Andrea Nano

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