News | 10 febbraio 2026, 13:38

Carestia dilaga in Sudan, ora è il Paese con più aree alla fame nel mondo

Nuovi dati dell’IPC confermano che la carestia si è estesa a due nuove località nel Darfur, portando a quattro il totale nel Paese africano. L'organizzazione Azione Contro la Fame lancia l'allarme: "È una decisione collettiva, o agiamo ora o migliaia moriranno"

Carestia dilaga in Sudan, ora è il Paese con più aree alla fame nel mondo

Milano – L’ombra della fame si allarga inesorabilmente sul Sudan. I dati aggiornati dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), il principale sistema internazionale per l’analisi delle crisi alimentari, hanno confermato ufficialmente che due nuove aree del Darfur settentrionale hanno raggiunto la fase di carestia (IPC Fase 5), il livello di massima emergenza. Si tratta di Um Baru e Kernoi, entrambe a nord di El Fasher, che vanno ad aggiungersi alle due aree già in carestia dichiarate lo scorso anno. Con questo tragico primato, il Sudan diventa il Paese con il maggior numero di aree in carestia attiva nel mondo.

La situazione sul terreno descritta dagli operatori umanitari è apocalittica. "La carestia non è un fenomeno improvviso che si manifesta da un giorno all’altro. È il risultato di mesi di assedio, violenze e abbandono", ha dichiarato Samy Guessabi, Direttore di Azione Contro la Fame in Sudan, in una nota diffusa il 6 febbraio. Le comunità sono allo stremo: "Le famiglie mangiano una volta al giorno o non mangiano affatto. Molti sopravvivono nutrendosi di foglie bollite o mangimi per animali. Questa non è una crisi alimentare: è una crisi di sopravvivenza".

I numeri della catastrofe sono agghiaccianti. Solo nelle nuove aree colpite, a Um Baru oltre la metà dei bambini soffre di malnutrizione acuta, mentre a Kernoi la percentuale raggiunge il 34%. I dati complessivi, riferiti a novembre, parlano di oltre 375.000 persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta di livello Catastrofe (IPC Fase 5), con la previsione che più di 4 milioni di persone soffriranno di malnutrizione acuta nel corso del 2026. Questa emergenza alimentare si intreccia con la più grande crisi di sfollamento a livello globale: 9,6 milioni di persone sono state costrette a fuggire all'interno del Paese, e altri 4 milioni hanno cercato rifugio in Stati vicini come il Ciad e il Sud Sudan. La fuga di massa da El Fasher, con oltre 1,2 milioni di persone in movimento dalla fine del 2025, è solo l'epicentro di un esodo senza fine.

La carestia non è causata solo dalla mancanza di cibo, ma dal collasso totale dei sistemi che garantiscono la vita. L'accesso all'acqua potabile è quasi inesistente e l'80% delle strutture sanitarie è danneggiato o fuori servizio. In questo vuoto, malattie come colera, morbillo e diarrea dilagano, specialmente negli affollati e insalubri campi per sfollati. Eppure, la risposta internazionale rimane gravemente insufficiente. Il Piano di Risposta Umanitaria per il Sudan nel 2026, che richiede circa 4 miliardi di dollari, ha finora ricevuto solo il 5,5% dei finanziamenti necessari. Senza un'immediata iniezione di fondi, il tasso di mortalità è destinato a impennarsi nei prossimi mesi, soprattutto durante la stagione magra e le piogge.

Le squadre di Azione Contro la Fame continuano a operare sul campo in condizioni estremamente pericolose, fornendo assistenza vitale in diverse regioni, tra cui Darfur, Kordofan, Nilo Bianco, Nilo Azzurro e Mar Rosso. I loro interventi includono cure contro la malnutrizione, servizi sanitari di base, accesso all'acqua pulita e promozione dell'igiene. Ma il loro lavoro è reso quasi impossibile dalle pesanti restrizioni all'accesso umanitario, imposte dal conflitto, dai blocchi e dagli ostacoli amministrativi.

"La carestia non è inevitabile", è l'appello disperato e insieme risoluto di Guessabi. "È una decisione collettiva: o agiamo ora, oppure accettiamo che migliaia di persone moriranno per qualcosa di basilare come non avere abbastanza da mangiare". L'organizzazione chiede con urgenza un cessate il fuoco immediato, un accesso umanitario senza restrizioni e una mobilitazione finanziaria globale per evitare che la mappa della fame in Sudan continui a macchiarsi di nuove zone rosse. Il tempo a disposizione per evitare una strage annunciata sta drammaticamente scadendo.

Redazione