La Regione Basilicata mette il suo peso politico dietro la battaglia per la competitività dell'auto elettrica prodotta in Europa. L'assessore allo Sviluppo Economico, Francesco Cupparo, ha espresso piena sintonia con l'appello lanciato congiuntamente dagli amministratori delegati di Stellantis e Volkswagen, Antonio Filosa e Oliver Blume, per chiedere a Bruxelles misure specifiche a sostegno dei veicoli elettrici "made in Europe". Un'alleanza che unisce il governo regionale ai due colossi industriali nel tentativo di influenzare la politica comunitaria in un momento di svolta per il settore.
La posizione della Basilicata, già illustrata al Tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) lo scorso 30 gennaio e ribadita in Consiglio regionale, non lascia spazio a dubbi: "Hanno ragione Filosa e Blume. Gli incentivi all'acquisto di auto elettriche non sono sufficienti", ha dichiarato Cupparo. Il nodo centrale, come evidenziato dai due manager in un editoriale su diversi quotidiani europei, è la disparità di costi di produzione. I produttori che concentrano la maggior parte della loro attività nel Vecchio Continente, sopportano oneri normativi e sociali più elevati rispetto ai concorrenti esteri. Per questo chiedono che l'Europa riconosca un "bonus CO2" per ogni veicolo elettrico fabbricato localmente e che i vantaggi, come l'accesso preferenziale agli appalti pubblici o a incentivi nazionali, siano vincolati a un'etichetta che certifichi l'origine europea.
Per la Basilicata, il cui destino industriale è legato a doppio filo allo stabilimento Stellantis di San Nicola di Melfi, la posta in gioco è altissima. "Il governo regionale ha lavorato e continua a lavorare in piena sintonia con il governo nazionale, affinché le norme europee risultino meno rigide e più aderenti alla realtà industriale; la transizione non diventi deindustrializzazione; Melfi resti un presidio strategico nazionale ed europeo", ha sottolineato Cupparo. Le preoccupazioni della regione si inseriscono in un contesto di generale tensione nell'industria automobilistica continentale. Secondo dati recenti, infatti, le vendite di auto elettriche in Europa non stanno procedendo al ritmo previsto dalle normative, mentre cresce l'incertezza sulle regole future. La stessa Unione Europea ha recentemente rivisto la sua strategia, abbandonando il target del 100% di riduzione delle emissioni per le nuove auto dal 2035 a favore di un obiettivo del 90%, aprendo così uno spazio per tecnologie alternative come gli ibridi plug-in e gli e-fuel. Una correzione di rotta che risponde alle pressioni di diversi Stati membri, tra cui Germania e Italia, preoccupati per l'impatto occupazionale di una transizione troppo rapida e rigida.
Cupparo riconosce che le recenti misure dell'Ue, come il "Battery Booster" da 1,8 miliardi per la filiera delle batterie e le agevolazioni per le piccole auto elettriche prodotte in Europa, vanno nella direzione giusta. Tuttavia, avverte: "Ciò non dà ancora quelle risposte che Regione, imprese dell'automotive, sindacati e lavoratori attendono". La risoluzione approvata dal Consiglio regionale resta, per l'assessore, la "bussola" da seguire: una transizione ecologica che sia anche "giusta e sostenibile", capace di tutelare l'occupazione e il tessuto produttivo. In questa fase delicatissima, l'auspicio è che le pressioni congiunte di istituzioni locali, governo italiano e grandi gruppi industriali riescano a ottenere da Bruxelles quel quadro normativo e quegli strumenti finanziari che possano davvero proteggere un comparto da cui, solo in Europa, dipendono 13 milioni di posti di lavoro. La partita per il futuro di Melfi, e di gran parte dell'auto europea, si gioca ora nelle stanze della Commissione.




