Il 27 gennaio 2026, dopo quasi due decenni di trattative, è stato siglato e reso pubblico lo storico accordo di libero scambio (ALS) tra l’India e l’Unione Europea durante la sedicesima edizione dell’India-UE Summit a Nuova Delhi. Una rilevante intesa strategica commerciale, accelerata dall’inevitabile quadro geopolitico ed economico creatosi in gran parte dai dazi smisurati imposti dagli USA dall’amministrazione del Presidente Donald Trump, che risponde agli interessi della Comunità Europea di ridurre la dipendenza da Washington e Pechino. Definito l’accordo di libero scambio «più grande di sempre», come ha sottolineato il premier indiano Narendra Modi, aggiungendo che «permetterà di rafforzare l’impegno per un ordine internazionale basato sulle regole nel momento in cui c’è molto disordine». Anche Ursula von der Leyen lo ha definito “la madre di tutti gli accordi”, pur dovendo essere ancora ratificato dal Parlamento europeo a seguito dell’iter con l’India, la cui firma conclusiva arriverà all’incirca tra sei mesi, ma trattandosi dell’apertura commerciale più ambiziosa che l’India abbia mai concesso a un partner commerciale è già considerato storico, “la storia di due giganti”.
Ma approfondiamo.
L’Unione Europea e l’India commerciano attualmente beni e servizi per oltre 180 miliardi di euro all’anno, sostenendo quasi 800.000 posti di lavoro nell’UE. Secondo le stime, l’intesa potrebbe raddoppiare le esportazioni europee verso l’India entro il 2032, eliminando o riducendo le tariffe sul 96,6% dei beni esportati, riducendo fino a 4 miliardi di euro l’anno in dazi per gli esportatori di ogni dimensione. Attualmente oltre 6.000 aziende europee sono presenti in India. L’Unione eliminerà o ridurrà a sua volta i dazi sul 99,5% delle merci importate da Nuova Delhi, che da un lato sta facendo i conti con i dazi al 50% imposti dagli Stati Uniti. L’accordo comprende il libero scambio in tutti i settori economici strategici per ambe le parti: industria, auto, agricoltura, difesa, tecnologia, ecc. I dazi sulle automobili scenderanno gradualmente dal 110% fino al 10%, mentre quelli sui componenti saranno aboliti entro 5-10 anni. I dazi su macchinari, prodotti chimici e farmaceutici saranno in gran parte eliminati. Sarà garantita assistenza e punti di contatto alle PMI. Il settore agroalimentare beneficerà di riduzioni sostanziali: i dazi medi del 36% sui prodotti europei saranno abbattuti, con vini che passeranno dal 150% al 75% e poi fino al 20%, olio d’oliva dal 45% allo 0% in cinque anni e prodotti trasformati come pane e dolci, con dazi fino al 50%, saranno eliminati. I settori agricoli sensibili, come carne bovina, pollo, riso e zucchero, resteranno protetti con le attuali tariffe doganali. L’accordo prevede anche accesso privilegiato al mercato indiano dei servizi, inclusi finanza, trasporti marittimi, cooperazione industriale e allineamento al modello europeo in tema di difesa, una protezione avanzata dei diritti di proprietà intellettuale, sostegno a intelligenza artificiale, informatica quantistica, semiconduttori avanzati, tecnologie pulite e biotecnologie. È prevista anche la creazione di hub di innovazione condivisi, avvicinando le normative UE e indiane. Sul fronte della sostenibilità, l’accordo include un capitolo dedicato a commercio e sviluppo sostenibile, con impegni su ambiente, clima, diritti dei lavoratori ed empowerment femminile. È previsto un Memorandum d’intesa per una piattaforma UE-India sulla cooperazione climatica, da avviare nella prima metà del 2026, e un sostegno europeo di 500 milioni di euro nei prossimi due anni per la transizione industriale sostenibile dell’India.
Nota
“Dio benedica l’Unione”
Edward Everett




