News - 06 febbraio 2026, 20:15

Sardegna dopo il ciclone Harry. Scienza e cooperazione per le coste ferite

Il confronto tecnico tra Regione, Comuni ed enti di ricerca definisce la via per interventi urgenti. Priorità alla gestione sostenibile della posidonia e alle infrastrutture danneggiate, con oltre 43 milioni di euro già mobilitati per la risposta emergenziale.

Sardegna dopo il ciclone Harry. Scienza e cooperazione per le coste ferite

CAGLIARI – Proseguono senza sosta i lavori per definire una strategia di intervento coordinata dopo il passaggio del ciclone Harry, che ha colpito duramente le coste sarde. L’ultimo tavolo tecnico, convocato dalla Direzione generale dell’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente e presieduto dall'assessora Rosanna Laconi, ha riunito i sindaci dei comuni costieri, ANCI Sardegna, la Protezione Civile, l'Assessorato degli Enti Locali e importanti enti di ricerca come il CNR-IAS e l'International Marine Center.

L’incontro si colloca nel solco del primo tavolo del 28 gennaio e ha un obiettivo chiaro: tradurre le valutazioni tecniche in azioni concrete, efficaci e sostenibili. L'assessora Laconi ha ribadito la necessità di un approccio unitario e fondato sulle evidenze scientifiche: «Governare l’emergenza significa agire con decisione, senza perdere di vista una strategia di medio-lungo periodo capace di rafforzare la resilienza dei territori di fronte ai cambiamenti climatici».

In ballo c'è la salute di un ecosistema costiero già vulnerabile e la tenuta di un'economia, quella turistica, che osserva con preoccupazione l'avvicinarsi della stagione estiva.

Al centro del dibattito operativo, due aspetti cruciali. Il primo riguarda la gestione della Posidonia oceanica. Le mareggiate hanno strappato e accumulato grandi quantità di questa pianta marina fondamentale per la protezione dei litorali dall'erosione. Mentre i sindaci sottolineano l'esigenza di ripristinare la fruibilità turistica delle spiagge, gli scienziati raccomandano cautela: la rimozione indiscriminata in questo periodo di ancora intensa attività meteomarina è controproducente. Le linee guida regionali prevedono che eventuali interventi siano valutati caso per caso e siano ammessi prevalentemente nel periodo primaverile, quando il mare è più calmo.

Il secondo aspetto riguarda il ripristino dei danni materiali. I sindaci hanno presentato un quadro dettagliato degli interventi urgenti necessari su porti, strade costiere e infrastrutture pubbliche. Per garantire uniformità, è stato stabilito di utilizzare schede di ricognizione omogenee e indicazioni procedurali chiare, per evitare azioni non autorizzate o non in linea con i criteri regionali. I danni alle attività agricole seguiranno invece un percorso specifico tramite la piattaforma LAORE.

Il quadro finanziario per sostenere questa azione è stato delineato con chiarezza. L’assessora Laconi ha confermato la disponibilità di oltre 43 milioni di euro già immediatamente accessibili. Questo totale comprende:

10 milioni di euro di fondi regionali.

33 milioni di euro del Governo per interventi di somma urgenza, attivati a seguito della dichiarazione di emergenza nazionale.

A queste risorse si aggiungeranno poi quelle attivabili attraverso il Fondo di solidarietà dell’Unione Europea. Un segnale importante per affrontare quella che, a livello complessivo per Sardegna, Sicilia e Calabria, è stimata essere una catastrofe da oltre 2 miliardi di euro di danni.

Il tavolo tecnico sardo opera in uno scenario che unisce la gestione dell’emergenza ambientale a quella di una potenziale crisi economica. Il presidente regionale di Federalberghi, Paolo Manca, ha lanciato un allarme chiaro, sottolineando che la narrazione internazionale sulle spiagge "cancellate" rischia di compromettere la stagione turistica 2026 proprio nel momento clou delle prenotazioni dai mercati esteri. La richiesta è per una campagna di comunicazione supplementare che rassicuri i potenziali visitatori sulla sicurezza e la fruibilità dell'isola.

Questa duplice sfida – ecologica ed economica – rende ancora più cruciale l’approccio scelto dalla Regione. Coordinare gli interventi, basandosi sulla scienza per proteggere asset ambientali come la posidonia, non è solo una scelta di tutela del territorio. È un investimento per la ripresa stessa di un settore, il turismo, che di quel territorio vive e che oggi ha bisogno di certezze e di un messaggio forte di resilienza da comunicare al mondo.

Redazione

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