News - 05 febbraio 2026, 09:13

Il Vulture è la Capitale Italiana del Vino 2026. La sfida della Basilicata tra paesaggio, identità e futuro

La consegna ufficiale al Senato. L'assessore Cicala: "Non è un titolo simbolico, ma una responsabilità di sistema. Trasformeremo la qualità in opportunità concrete per le comunità". Il presidente Bardi conferma l'impegno istituzionale.

Il Vulture è la Capitale Italiana del Vino 2026. La sfida della Basilicata tra paesaggio, identità e futuro

Roma – Il passaggio di consegne è avvenuto nella cornice istituzionale più alta, il Senato della Repubblica, a sottolineare il valore nazionale dell’iniziativa. Dopo i Castelli Romani, è il territorio del Vulture, in Basilicata, a ricevere la bandiera di Città Italiana del Vino per il biennio 2026/2027. Un riconoscimento prestigioso, promosso dall’Associazione Nazionale Città del Vino, che eleva a capitale simbolica della vitivinicoltura nazionale un’area dal profondo patrimonio agricolo e paesaggistico.

Alla cerimonia di presentazione ufficiale, la delegazione lucana guidata dal presidente della Regione, Vito Bardi, e dall’assessore regionale alle Politiche Agricole, Carmine Cicala, ha colto l’occasione per lanciare un messaggio chiaro e ambizioso. «Città Italiana del Vino non è un titolo simbolico, ma una responsabilità di sistema – ha dichiarato con forza l’assessore Cicala –. Significa trasformare la qualità delle produzioni in sviluppo territoriale, programmazione e opportunità concrete per le comunità». Un approccio che va ben oltre la semplice promozione enologica, abbracciando una visione strategica integrata.

Il Vulture, celebre per i suoi vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) come l’Aglianico del Vulture, porta con sé una storia agricola profonda, fatta di lavoro, paesaggio e identità. «Come Regione Basilicata – ha proseguito Cicala – stiamo lavorando affinché questo riconoscimento diventi parte di una visione più ampia, capace di mettere a sistema vino, turismo, ambiente e coesione sociale». Una traiettoria che l’assessore ha definito coerente con l’indirizzo nazionale del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, volto a rimettere al centro filiere, territori e produzioni di qualità.

La sfida ora è tradurre il titolo in azioni concrete. Strumenti come l’Enoteca Regionale della Basilicata sono chiamati a svolgere un ruolo strategico nel coordinare e promuovere in modo unitario le produzioni locali. L’obiettivo è rafforzare la capacità del territorio di presentarsi con una identità riconoscibile e competitiva nelle grandi vetrine nazionali e internazionali. Il primo banco di prova importante sarà Vinitaly, la fiera di riferimento del settore, dove la Basilicata dovrà dimostrare di saper rappresentare il proprio patrimonio vitivinicolo come parte di una proposta regionale solida e coerente.

La presenza del presidente Bardi all’evento romano non è stata formale, ma ha rafforzato un messaggio politico preciso. «La Basilicata affronta queste sfide come sistema istituzionale, con responsabilità condivise – ha sottolineato l’assessore Cicala –. Il vino, se inserito in una strategia territoriale, non riguarda solo gli addetti ai lavori, ma diventa una leva di sviluppo che parla a tutta la comunità regionale». È la concezione del vino come volano trasversale, in grado di trainare l’economia, valorizzare il paesaggio e creare nuova occupazione.

L’associazione Nazionale Città del Vino, con questo passaggio di bandiera, ha voluto puntare i riflettori su un territorio che incarna perfettamente il potenziale delle aree interne italiane. Un’area dove la viticoltura è custodia di tradizioni secolari e, al tempo stesso, può essere motore di innovazione e attrattività. Il biennio di presidenza sarà dunque per il Vulture e per l’intera Basilicata un periodo di intenso lavoro e visibilità. «Assumiamo questo titolo – ha concluso l’assessore Cicala – con l’impegno di tradurlo in programmazione e azioni concrete, affinché il riconoscimento nazionale diventi valore duraturo per i territori e per tutta la Basilicata».

La strada è tracciata: far diventare il prestigio di “Città del Vino” un acceleratore per lo sviluppo sostenibile, in cui la bottiglia sia il punto di partenza per un viaggio più ampio alla scoperta di una regione che punta a crescere senza tradire le proprie radici.

Redazione

SU