News - 04 febbraio 2026, 10:00

Terre Rare e Unione Europea, l’indipendenza è ancora lontana

Le catene di approvvigionamento UE delle materie rare

Terre Rare e Unione Europea, l’indipendenza è ancora lontana

La relazione speciale stilata dalla Corte dei conti europea e pubblicata il 3 febbraio 2026, ha come tema la neutralità strategica e il raggiungimento di alcuni target autoimposti dalla commissione e dall’UE. L’approvvigionamento delle materie prime rare è legato agli obiettivi del Green Deal, che impongono il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050 e una quota di energie rinnovabili del 42,5% entro il 2030. Per sostenere tale transizione, la Commissione ha strutturato la sua politica su due classificazioni principali ovvero un elenco di 34 "Materie Prime Critiche" (CRM), caratterizzate da elevata importanza economica e rischio di fornitura, e un sottoinsieme di 17 "Materie Prime Strategiche" (SRM), introdotte nel 2024 per la loro essenzialità nei settori verde, digitale, aerospaziale e della difesa. Attualmente, la catena di approvvigionamento dell'UE ha una dipendenza strutturale verso paesi terzi, spesso in condizioni di quasi monopolio. I dati evidenziano che la Cina detiene una posizione dominante, fornendo il 100% degli elementi delle terre rare pesanti raffinati, il 98% del gallio, il 97% del magnesio e il 40% della grafite naturale, oltre a controllare la quasi totalità della fase di trasformazione a livello globale. Complessivamente, per dieci delle materie prime critiche identificate, l'UE dipende al 100% dalle importazioni, uno scenario che espone l'Unione a rischi di carenza da fornitura, specialmente considerando che la domanda di terre rare per le turbine eoliche è prevista in aumento di sei volte entro il 2030.

Perché non sta funzionando e quali sono gli obiettivi che l'UE si è imposta
Il Regolamento sulle materie prime critiche (CRMA) ha fissato quattro parametri di riferimento non vincolanti da raggiungere entro il 2030 come l'estrazione interna del 10% del consumo annuo, la trasformazione del 40%, il riciclaggio del 25% e un limite massimo del 65% di dipendenza da un singolo paese terzo per ogni materia strategica. Eppure la politica strategica si rivela un fallimento sistemico nel raggiungimento di tali target. Nel settore estrattivo, sebbene la media UE si attesti intorno all'8%, la capacità è virtualmente nulla per materiali chiave come la grafite naturale. La situazione è ancora più grave nella trasformazione, dove la capacità attuale del 24% è ben lontana dall'obiettivo del 40%  tra il 2019 e il 2023, l'UE ha persino perso circa il 50% della sua capacità di produzione di alluminio primario a causa dei costi energetici elevati, e la raffinazione delle terre rare avviene interamente (100%) fuori dai confini comunitari. Anche l'economia circolare mostra risultati insufficienti e infatti il tasso medio di riciclaggio è fermo al 12%.

Cosa dice la Corte dei Conti Europea, il JRC e le proposte di soluzione
La Corte dei Conti Europea giudica l'obiettivo di garantire un approvvigionamento sicuro entro il 2030 come irrealistico e fuori portata, evidenziando carenze sostanziali nella base dati utilizzata dalla Commissione. Le valutazioni di criticità del 2023 si basano su dati obsoleti del periodo 2016-2020 e su codici doganali aggregati che impediscono di distinguere le fasi di lavorazione per materiali complessi come le terre rare. Inoltre, l'analisi di un campione di 19 Progetti Strategici ha rivelato che la maggior parte si trova ancora in fase di studio di fattibilità. Gli esperti stimano che dieci di questi raggiungeranno la piena capacità solo tra il 2026 e il 2029, mentre sei non saranno operativi prima del 2030, con un caso previsto addirittura per il 2039. Una criticità maggiore è l'assenza di accordi di acquisto con clienti europei per 12 dei 19 progetti, minando la garanzia che i materiali estratti rimangano nell'UE e garantiscano la sua indipendenza strategica.

Patrick Chiavuzzo

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