News - 31 gennaio 2026, 10:39

Dall’AI agli schermi TV: il futuro della pubblicità è ibrido. Il caso Inalpi

La torinese Company Trailer ha realizzato gli spot nazionali del noto brand caseario interamente con intelligenza artificiale generativa. Un processo rivoluzionario che unisce tecnologia avanzata e regia umana, riducendo costi e tempi di produzione.

Dall’AI agli schermi TV: il futuro della pubblicità è ibrido. Il caso Inalpi

Torino, gennaio 2026 – Immaginate di realizzare uno spot televisivo nazionale senza organizzare un set fotografico, senza noleggiare attrezzature costose e senza dover coordinare le agende di registi, attori e troupe. Non è fantascienza, ma la nuova frontiera della produzione audiovisiva, sperimentata con successo in Italia dalla torinese Company Trailer per il brand Inalpi.

Gli spot, attualmente in onda sulle reti nazionali, sono stati generati interamente attraverso l’intelligenza artificiale, segnando un punto di svolta per l’industria creativa. Questo progetto pilota dimostra come un workflow ibrido, che combina algoritmi avanzati e una solida supervisione artistica umana, possa ridefinire i processi produttivi tradizionali, abbattendo significativamente tempi e costi.

La realizzazione degli spot è il risultato di un’orchestrazione meticolosa di un complesso stack tecnologico. I creative di Company Trailer hanno integrato e fatto "dialogare" diversi modelli di AI generativa specializzati – tra cui Flux, Sedreams Kling, Runway e Veo 3 – ciascuno scelto per le sue peculiari capacità nella generazione di immagini, animazioni o sequenze video coerenti.

Il processo, tuttavia, è stato tutto fuorché automatico e immediato. Per ottenere i soli 15 secondi di girato finale sono state necessarie oltre 800 iterazioni e più di 20 ore di generazione continua per macchina. Ogni fotogramma è stato il prodotto di un dialogo continuo tra la visione creativa del team e le potenzialità (e i limiti) degli algoritmi, in un lavoro di affinamento e controllo costante.

Il caso Inalpi sfata il mito dell’AI come sostituto totale della creatività umana. Al contrario, ne ribadisce il ruolo insostituibile in una vetta nuova: quella di supervisore, curatore e direttore artistico dell’output tecnologico. Il compito del team creativo è stato quello di guidare gli algoritmi, definire prompt estremamente precisi, selezionare i risultati migliori tra migliaia di varianti e, soprattutto, garantire la coerenza narrativa e visiva necessaria per uno standard broadcast.

"L’AI genera possibilità quasi infinite, ma senza una guida umana esperta rischia di produrre contenuti privi di anima, di storytelling e di quel rigore qualitativo che il pubblico si aspetta", spiegano dalla produzione. "Il nostro lavoro è stato di imprimere una direzione artistica chiara e di fare scelte estetiche consapevoli, trasformando dati in emozione."

Questo progetto offre un caso di studio concreto sull’evoluzione in atto nelle professioni creative. Figure come il direttore della fotografia, il montatore o il grafico non scompaiono, ma vedono trasformato il loro toolkit e il loro ruolo. Diventano sempre più “orchestratori di tecnologia”, esperti nel governare nuovi strumenti per esprimere la propria visione. La competenza tecnica si fonde con una rinnovata sensibilità artistica, dove il valore aggiunto umano sta nella capacità di giudizio, nel gusto e nella regia del processo.

La produzione ibrida AI-umana non rappresenta quindi la fine della creatività tradizionale, ma l’inizio di una nuova era. Un’era in cui l’efficienza e le possibilità offerte dalla tecnologia si uniscono all’irrinunciabile bagaglio di esperienza, cultura visiva e intuizione artistica dell’uomo, aprendo la strada a forme inedite di espressione e comunicazione.

Redazione

SU