Genova - Un fronte unito di lavoratori portuali si sta preparando a incrociare le braccia contro la guerra. Dopo l'assemblea nazionale tenutasi a Genova venerdì 23 gennaio, organizzata da USB Porti, è stato ufficializzato uno sciopero internazionale che per il prossimo 6 febbraio coinvolgerà almeno 21 scali portuali in tutto il bacino del Mediterraneo.
L'obiettivo della mobilitazione è chiaro e diretto: opporsi al traffico di armi e alle politiche di riarmo, con un forte accento sulla richiesta di fine del conflitto e delle sofferenze in Palestina. Per gli organizzatori, questa data non rappresenta un punto di arrivo, ma l'inizio di "una nuova stagione di lotta contro guerra, riarmo e imperialismo".
La decisione di indire la giornata di stop è maturata nell'incontro genovese, che ha visto la partecipazione di diverse realtà sindacali. L'appuntamento, dal titolo emblematico "I Portuali non lavorano per le Guerre", è stato concepito come un momento di confronto aperto a movimenti e forze sociali, con l'intento di rilanciare un percorso di solidarietà internazionale. L'iniziativa si colloca in continuità con le mobilitazioni dell'autunno scorso, quando in diverse città italiane i portuali furono in prima linea in proteste e blocchi mirati contro le spedizioni di materiale bellico.
La geografia della protesta abbraccia il Mediterraneo, unendo Nord e Sud, Europa e Africa. Allo sciopero hanno già aderito alcuni dei principali scali internazionali come il Pireo in Grecia, Bilbao in Spagna, Tangeri in Marocco e Antalya in Turchia. Per l'Italia, l'adesione al momento coinvolge i porti di Genova, Trieste, Livorno, Ancona, Civitavecchia, Ravenna, Salerno, Bari, Crotone e Palermo, con la possibilità che altri si aggiungano nelle prossime ore.
I dettagli operativi e il lancio ufficiale dell'iniziativa avverranno in un webinar pubblico in programma per martedì 27 gennaio alle ore 18.00. All'incontro online, oltre ai promotori di USB, prenderanno parte le altre organizzazioni sindacali internazionali che sostengono e costruiscono la mobilitazione.
Lo sciopero del 6 febbraio si inserisce in un più ampio e consolidato coordinamento tra lavoratori portuali di diversi paesi, impegnati da mesi nel monitoraggio e nel contrasto alla logistica degli armamenti. Reti informali e formali permettono infatti di condividere in tempo reale informazioni sui carichi sospetti, rendendo possibili azioni mirate. Come emerso da un precedente incontro internazionale sempre a Genova, l'obiettivo strategico di questo movimento è trasformare i porti in "porti di pace", chiusi alle armi e aperti alla difesa dei diritti.
Con lo slogan "Il 6 febbraio i portuali incrociano le braccia: non lavoriamo per le guerre", la protesta vuole dunque utilizzare il potere contrattuale e la posizione strategica di queste categorie di lavoratori per esercitare una pressione concreta, affermando un principio di disobbedienza civile di fronte alla macchina bellica




