Nell’Aula Magna gremita in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 2025-2026, il rettore Francesco Billari ha parlato di un'“epoca di perma-emergenza”, in cui rinviare le decisioni strategiche è di per sé una scelta, spesso la più sbagliata. È in questo scenario, caratterizzato da rapidi cambiamenti tecnologici, evoluzioni geopolitiche e nuove domande sulla libertà accademica, che l'Università Bocconi ha definito la propria rotta per i prossimi cinque anni. Il Piano Strategico 2026-2030, presentato oggi, disegna il futuro dell'Ateneo attorno a tre dimensioni interconnesse: “Science led, Human centred, AI ready”.
L'obiettivo è preparare le nuove generazioni a un mondo in cui il confine tra capacità umane e capacità delle macchine diventa sempre più fluido, combinando giudizio esperto e analisi algoritmica. “Le trasformazioni tecnologiche richiedono un ripensamento realistico del modo in cui prepariamo le nuove generazioni”, ha osservato il presidente Andrea Sironi. “Per noi significa unire tecnologia, competenze umane e metodo scientifico”.
Il primo pilastro del Piano è un rafforzamento deciso della centralità della scienza. “Essere science led significa rafforzare la nostra capacità di produrre conoscenza affidabile, multidisciplinare e di impatto”, ha affermato il rettore Billari. La Bocconi intende consolidare la propria leadership nelle scienze sociali basate sui dati e favorire la crescita in nuovi campi quantitativi e comportamentali.
A sostegno di questa visione, è prevista per il 2027 la creazione di un Dipartimento di Scienze Cognitive, dedicato alla ricerca interdisciplinare su comportamento, decisioni e interazione tra esseri umani, società e tecnologia. Il Piano punta inoltre a potenziare la PhD School, con l'obiettivo di formare 70 dottorandi l'anno entro il 2030, e a sviluppare nuovi laboratori all'avanguardia, come il Collaborative AI Lab (COAI) per lo studio dell'interazione uomo-macchina e l'AI in Social Sciences Lab (AISSL) per l'applicazione dell'AI nelle scienze sociali. L'impegno è aumentare del 20% i progetti di ricerca europei e internazionali entro il 2030.
In un'epoca dominata dal dibattito sull'intelligenza artificiale, il Piano della Bocconi ribadisce con forza il valore delle competenze umane. “Le capacità che permettono alle persone di valutare, discutere, immaginare e decidere sono più importanti proprio perché l'AI è sempre più nella nostra vita”, ha spiegato Billari. Creatività, giudizio, intuizione e sensibilità sociale diventano risorse strategiche non delegabili alle macchine.
Per formare professionisti capaci di guidare, e non solo subire, il cambiamento tecnologico, a partire dal prossimo anno accademico sarà introdotto un corso obbligatorio su Cognition and Behaviour per tutti gli studenti dei corsi triennali. L'Ateneo si impegna a raggiungere il 30% di didattica dialogica entro il 2030 e a sviluppare laboratori sulle future skills in collaborazione con il mondo delle imprese. Parallelamente, viene rafforzato l'impegno per l'inclusione e la mobilità sociale: l'obiettivo è che, entro il 2030, un terzo degli studenti riceva un sostegno economico, grazie a un investimento universitario che supererà gli 80 milioni di euro all'anno.
L'intelligenza artificiale non è trattata come un semplice strumento tecnico da aggiungere al curriculum, ma come una condizione strutturale che richiede un ripensamento profondo della didattica. “Essere AI ready significa formare persone che sappiano guidarne l'applicazione e valutare criticamente gli output degli algoritmi”, ha chiarito il rettore.
La trasformazione più significativa riguarderà il primo anno dei corsi triennali nelle aree economico-manageriali, che sarà ripensato con basi quantitative e digitali rafforzate e con l'introduzione di due nuovi corsi obbligatori su AI e scienze cognitive. Tutti i programmi di studio saranno aggiornati con contenuti dedicati all'intelligenza artificiale entro il 2029. A governance e infrastrutture saranno dedicate altrettante risorse: sarà creato un Advisory Committee su AI ed etica, e gli investimenti in High Performance Computing (HPC) punteranno a un raddoppio anno su anno della capacità di calcolo.
Le tre direzioni strategiche troveranno espressione in un campus riprogettato come motore della trasformazione. Il progetto “Campus 2030” prevede nuovi spazi di studio e socialità, l'ampliamento delle aree didattiche, la costruzione del nuovo edificio Bocconi 6/8 e di un asilo nido a disposizione anche dei cittadini. La sostenibilità ambientale è parte integrante del piano, con interventi verso la neutralità carbonica, la sostituzione delle caldaie a gas e politiche smoke-free.
“Il campus non è un semplice contenitore, ma un fattore abilitante della qualità della vita universitaria e della nostra capacità di crescere come comunità”, ha affermato Riccardo Taranto, managing director dell'Università Bocconi.
Con questo piano, la Bocconi si posiziona non come torre d'avorio, ma come attore pubblico impegnato a costruire il futuro. “Tecnologia, capacità umane e scienza sono le leve con cui affrontiamo i prossimi anni”, ha sintetizzato il presidente Sironi. “Il Piano nasce da questo equilibrio e dal nostro impegno a interpretare i cambiamenti con responsabilità e visione internazionale”.


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