È questa la proposta di legge PDL n. 2626, presentata alla Camera dei deputati, che prevede l’estensione delle tutele assicurative e sociali in favore dei liberi professionisti iscritti alla Gestione separata dell’INPS, la loro rappresentanza nel comitato amministratore della medesima Gestione e il rafforzamento dell’equo compenso delle prestazioni professionali.
Quando si osserva la sfera delle tutele e dei diritti dei lavoratori autonomi e dei liberi professionisti in Italia, emerge un quadro caratterizzato da forti squilibri e da un sistema di garanzie ancora insufficiente. Una condizione che evidenzia le difficoltà di un welfare che fatica ad assicurare una protezione adeguata a una platea di lavoratori che, per principio costituzionale, dovrebbe godere degli stessi diritti fondamentali.
Le criticità diventano particolarmente evidenti su temi come la maternità, il congedo parentale, la malattia, la degenza ospedaliera, l’accesso all’Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa (ISCRO) e l’equo compenso. Ambiti nei quali molti lavoratori autonomi si trovano a operare in condizioni di incertezza, dovendo spesso far fronte in autonomia alla mancanza di strumenti di tutela strutturati.
In Italia il numero dei lavoratori indipendenti è stimato in circa 5.170.000 unità. Di questi, poco meno della metà opera in regime fiscale dei minimi o forfettario. Si tratta prevalentemente di attività economiche senza dipendenti e senza una struttura organizzata d’impresa, con un fatturato annuo inferiore agli 85.000 euro, spesso prive di ammortizzatori sociali e di sostegni pubblici.
Molti di questi professionisti faticano a incassare regolarmente le proprie spettanze e, nella maggior parte dei casi, si trovano in condizioni economiche fragili, con un conseguente aumento del rischio di povertà o di esclusione sociale. I dati ISTAT mostrano che tra i nuclei familiari con un lavoratore autonomo come capofamiglia il rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 22,7%, mentre la quota riferita alle famiglie con un lavoratore dipendente è inferiore e si attesta al 14,8%.
In assenza di un’inversione di rotta sui compensi e sulle tutele, il divario è destinato a persistere. Per colmarlo, diventa centrale riequilibrare il rapporto tra contributi versati e prestazioni erogate. In questo senso si inserisce la proposta di istituire un Fondo dedicato, finalizzato a migliorare il sistema di protezione senza introdurre nuovi oneri per la finanza pubblica.
Un’evoluzione del sistema dei diritti in favore dei lavoratori autonomi e dei liberi professionisti appare possibile, indipendentemente dall’appartenenza politica. L’obiettivo dichiarato della proposta è quello di rafforzare le tutele per i professionisti iscritti alla Gestione separata presso l’INPS, con misure che potrebbero estendersi anche ad altre categorie professionali, ordinistiche e non ordinistiche.
Sintesi degli articoli della proposta di legge
Art. 1 (Maternità)
Aumento dell’indennità minima di maternità per i professionisti iscritti alla Gestione separata INPS al 150% dell’assegno sociale.
Art. 2 (Congedo parentale)
Indennizzo del congedo parentale indipendentemente dall’effettiva astensione dal lavoro e introduzione di un importo minimo pari all’assegno sociale.
Art. 3 (Malattia, degenza e gravi patologie)
Ampliamento delle tutele attraverso l’aumento della durata e degli importi delle indennità, l’accreditamento di contributi figurativi e la sospensione dei termini di pagamento. È prevista inoltre una campagna informativa, considerato che molti autonomi iscritti alla Gestione separata non richiedono ancora le prestazioni disponibili.
Art. 4 (Requisiti)
Introduzione della possibilità di considerare la contribuzione versata in altre gestioni INPS per il raggiungimento dei requisiti, in un contesto di crescente mobilità contributiva.
Art. 5 (ISCRO)
Semplificazione dell’accesso all’ISCRO, ampliamento della platea dei beneficiari e aumento dell’importo dell’indennità.
Art. 6 (Fondo welfare)
Istituzione del Fondo, definizione delle risorse e delle prestazioni coperte e previsione di una dotazione iniziale.
Art. 7 (Comitato amministratore)
Integrazione del comitato amministratore con rappresentanti dei professionisti.
Art. 8 (Equo compenso)
Modifica della legge n. 49/2023 per rafforzare l’equo compenso, prevedendo l’applicazione della disciplina alle imprese con volume d’affari superiore a 4 milioni di euro (oggi 10 milioni) e con più di 20 dipendenti (oggi 50).
Art. 9 (Invarianza finanziaria)
Previsione dell’invarianza finanziaria, a garanzia dell’assenza di nuovi oneri per la finanza pubblica.
La responsabile Professioni nella Segreteria Pd, Stefania Bonaldi, entra nel dettaglio della proposta di legge dem. “Non c’è un aumento di risorse ma c’è una allocazione diversa di quelle esistente – ha aggiunto – Riteniamo siano misure che restituiscono dignità a questa tipologia di lavoro che non viene riconosciuta e riteniamo sia doverosa una presa in carico”.
Nota
“Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.”
Winston Churchill




