In una sala di Palazzo Pirelli gremita di rappresentanti delle istituzioni e del mondo sportivo, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha tracciato il bilancio di un impegno preciso: «Le Olimpiadi e Paralimpiadi sono state un acceleratore che ha consentito di investire importanti risorse». L'occasione era l'incontro "Milano Cortina 2026, lo sport che educa, l'accessibilità oltre i Giochi Paralimpici", promosso venerdì 16 gennaio dalla senatrice ed ex atleta paralimpica Giusy Versace. «Abbiamo investito molto sulle Paralimpiadi», ha spiegato Fontana, «cercando di rendere più accessibile ogni forma di sport sulla neve e sul ghiaccio. Lo abbiamo fatto aumentando l'accessibilità degli impianti e intervenendo sul trasporto ferroviario, con l'abbattimento delle barriere architettoniche. Credo questa sia la legacy più importante».
Il confronto, che ha visto la partecipazione di numerose autorità tra cui il sottosegretario regionale allo Sport Federica Picchi, i presidenti del CONI e del CIP Lombardia Marco Riva e Pierangelo Santelli, e Diana Bianchedi della Fondazione Milano Cortina 2026, è andato oltre la celebrazione dell'evento. L'obiettivo era riflettere concretamente sull'eredità che i Giochi lasceranno al territorio, spostando l'attenzione dalle infrastrutture alla capacità dello sport di modificare mentalità e spazi sociali. «Regione Lombardia agisce con progetti trasversali», ha sottolineato il sottosegretario Picchi, citando come esempi i bandi per gli impianti sportivi e la Dote Sport, che applicano specifiche premialità per il mondo paralimpico. Un fiore all'occhiello è il progetto europeo "Ski-Ability", di cui la Lombardia è capofila, nato per garantire accessibilità totale alla pratica sciistica, dall'informazione alla mobilità fino all'accoglienza, e che ora diventerà un modello esteso a tutti i comprensori regionali.
L'attenzione all'accessibilità universale è un principio che ha guidato la progettazione dei Giochi fin dall'inizio, come ricordato anche dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli. Esempi concreti di questo approccio si trovano in tutta la filiera degli eventi. A Verona, dove si terranno le cerimonie di chiusura, sono stati appena completati gli interventi temporanei all'Arena per installare rampe, adeguare servizi e riorganizzare gli spazi per atleti e pubblico con disabilità, in un delicato equilibrio tra funzionalità e rispetto del valore storico del monumento. A Cortina d'Ampezzo, il villaggio olimpico vanta il doppio delle unità abitative accessibili inizialmente previste, con passerelle a bassa pendenza e percorsi facilitati. Persino gli impianti sportivi più tecnici, come il Cortina Sliding Centre, sono stati dotati di tribune accessibili, rampe con pendenze minime dell'8% e percorsi tattili, rendendoli i "più inclusivi di sempre".
Tuttavia, l'eredità più profonda potrebbe essere quella culturale. «C'è un grande cambiamento culturale dopo un grande evento», ha osservato Giusy Versace, sottolineando come il livello sportivo paralimpico si sia innalzato enormemente e sia difficile descrivere a parole ciò che c'è dietro una prestazione di un atleta con disabilità. Per questo, ha esortato: «Lo sport paralimpico bisogna vederlo e viverlo in diretta». Una visione condivisa dal sottosegretario Picchi, che ha concluso affermando come le Paralimpiadi saranno «un’occasione per rafforzare culturalmente il valore di tutti i talenti, nella loro diversità». L'evento del Pirellone ha così delineato una road map che va oltre il febbraio e marzo 2026: i Giochi come potente leva per innescare un cambiamento duraturo, dove l'accessibilità fisica degli impianti e dei trasporti sia il fondamento per una più ampia inclusione sociale, trainata dal valore educativo dello sport paralimpico.




