Dopo vent'anni di attesa, la riforma del Comparto unico del lavoro pubblico locale è finalmente in fase di avvio in Sardegna. Ad annunciare l'ingresso nella fase operativa sono stati gli assessori regionali al Lavoro, Mariaelena Motzo, e agli Enti locali, Francesco Spanedda, intervenuti ieri a Oristano a un dibattito pubblico organizzato da Sinistra Futura. «Il Comparto unico è una riforma di giustizia, di equità e di rafforzamento della pubblica amministrazione nei territori», hanno dichiarato gli assessori, sottolineando come questa legislatura abbia scelto di «assumersi la responsabilità politica di governare una riforma complessa, anziché rinviarla», come invece è accaduto a partire dal 2006, anno della sua prima previsione normativa.
Il cuore della riforma è la volontà di omogeneizzare le condizioni retributive e giuridiche dei dipendenti di Comuni, Province e altri enti locali, oggi fortemente diseguali e spesso penalizzanti. «A parità di funzioni devono corrispondere condizioni di lavoro omogenee e dignitose», hanno spiegato Motzo e Spanedda. Attualmente, i dipendenti degli enti locali sono tra i più svantaggiati all'interno del pubblico impiego, una situazione che alimenta una pericolosa fuga di personale qualificato, con effetti devastanti soprattutto per i piccoli Comuni. La filosofia dell'intervento regionale, dunque, parte da un principio semplice ma trasformativo: rafforzare il lavoro pubblico locale significa rafforzare la credibilità e l'efficacia delle istituzioni nella vita quotidiana dei cittadini.
Il percorso seguito dalla Giunta regionale, guidato dalla presidente Alessandra Todde, si è basato su tre pilastri: confronto, gradualità e sostenibilità finanziaria. Il luogo principale di questo confronto è stata la "Cabina di regia", un organismo allargato alle rappresentanze degli enti locali che ha discusso responsabilmente una riforma che tocca status giuridico, finanza pubblica e autonomia comunale. Un risultato concreto di questo lavoro è la prima stima finanziaria attendibile della riforma, elaborata incrociando i dati raccolti da oltre 300 enti locali sardi con quelli nazionali. «Una stima prudente e verificabile», l'hanno definita gli assessori, che distingue tra il costo dell'impianto ordinamentale e la spesa effettiva che dovrà essere sostenuta.
Con la conclusione dei lavori della Cabina di regia, la Giunta è ora passata all'azione. Sono stati approvati i decreti attuativi della legge regionale n. 28, in attesa della firma della presidente Todde, passaggio formale ma necessario per rendere operativo il nuovo sistema. Parallelamente, si sta procedendo alla verifica dei requisiti dei componenti dell'ex Coran (Comitato regionale di armonizzazione normativa), per garantire la necessaria continuità amministrativa. Verranno inoltre definite le funzioni e le modalità operative del Comitato Arans, l'organismo che gestirà la contrattazione collettiva regionale. Per avviare questa fase cruciale, la Regione ha già messo a disposizione 30 milioni di euro, risorse che permetteranno al Comitato di operare a regime fin dall'inizio.
Per monitorare l'impatto della riforma e il costo reale delle funzioni trasferite dallo Stato agli enti locali, sarà istituito un Osservatorio sul sistema degli enti locali, in stretto raccordo con la Conferenza Regione-Enti locali. Un'attenzione speciale è rivolta alle aree interne, dove il problema dello spopolamento si intreccia con la rarefazione dei servizi pubblici. «Il Comparto unico non risolve da solo lo spopolamento, ma è una condizione necessaria», hanno precisato Motzo e Spanedda. Senza un'amministrazione pubblica stabile, dotata di personale formato e metodologie omogenee, non può esserci un presidio efficace dei diritti e dei servizi fondamentali nei territori più fragili.
Con l'avvio di questo iter, la Sardegna si propone come un laboratorio di riforma del lavoro pubblico. «La Regione Sardegna costruisce un percorso serio e sostenibile, con risorse certe, e si assume la responsabilità di rafforzare lo Stato e i servizi pubblici nei territori», hanno concluso gli assessori. Una scommessa ambiziosa, che mira a trasformare un annoso problema in un'opportunità di rilancio per l'intera amministrazione regionale e locale.




