News - 20 gennaio 2026, 09:18

Gibellina: dalla distruzione ad arte, ecco la Capitale italiana della Contemporanea

La città che rinacque dall'arte dopo il terremoto del Belìce inaugura il 2026 con il titolo e il programma "Portami il futuro". Un investimento di 3 milioni per fare cultura motore di sviluppo

Gibellina: dalla distruzione ad arte, ecco la Capitale italiana della Contemporanea

Nel giorno in cui, 58 anni fa, il terremoto cancellava la vecchia Gibellina, un'orchestra suona l'Inno nazionale nella piazza della città nuova. È giovedì 15 gennaio 2026 e si alza il sipario su un anno storico: Gibellina diventa ufficialmente la prima Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea. Un riconoscimento che è il punto d'arrivo di un percorso unico di rinascita e il punto di partenza per un ambizioso progetto di rilancio territoriale. «Gibellina rappresenta un unicum nel panorama culturale», ha dichiarato l'assessore regionale ai Beni Culturali, Francesco Paolo Scarpinato, durante la cerimonia inaugurale. «Un simbolo autentico di rinascita, forza e resilienza». Il governo regionale ha investito 3 milioni di euro in questa operazione, colta come «un'opportunità concreta di sviluppo, crescita e promozione per l'intero territorio».

La scelta della data non è casuale. Il 15 gennaio 1968 un sisma di magnitudo 6.4 devastò la Valle del Belìce, radendo al suolo interi paesi, tra cui Gibellina. Da quella tragedia è nata una delle più straordinarie avventure artistiche del Novecento italiano. Ricostruita a venti chilometri di distanza dalle macerie, la nuova Gibellina venne concepita non come un semplice agglomerato di case, ma come una vera e propria "città-museo" all'aperto. L'allora sindaco Ludovico Corrao chiamò a sé i più grandi artisti e architetti dell'epoca – da Alberto Burri a Pietro Consagra, da Andrea Cascella a Ludovico Quaroni – per fare dell'arte il cemento sociale di una comunità traumatizzata. Oggi, il risultato di quella visione pionieristica è sotto gli occhi di tutti: un museo diffuso di oltre 2.000 opere, sculture monumentali che punteggiano le piazze, architetture audaci e, soprattutto, il Grande Cretto di Burri, l'opera di land art che ricopre le macerie della città vecchia, trasformando la ferita in un monumento di memoria collettiva.

Il programma dell'anno da Capitale, battezzato "Portami il futuro", è promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e sostenuto da una rete di istituzioni locali. La direzione artistica è affidata ad Andrea Cusumano, coadiuvato da un comitato scientifico di prestigio che include nomi come Achille Bonito Oliva e Teresa Macrì. Le due giornate inaugurali, concepite come una narrazione progressiva, hanno mescolato momenti istituzionali, arte e musica. Dopo la cerimonia ufficiale alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli, l'apertura è stata affidata all'Orchestra Filarmonica del Sud, che diventerà orchestra stabile della città con sede nell'auditorium del Museo d'Arte Contemporanea. Fulcro emotivo della cerimonia, due contributi video realizzati nei luoghi simbolo: il Grande Cretto di Burri, con la lettura di un testo inedito della poetessa Marilena Renda, e la Montagna di Sale di Mimmo Paladino, scenario di una performance del sassofonista jazz Francesco Cafiso.

Il calendario del 2026 è fitto e articolato in cinque capitoli-guida: mostre, residenze d'artista, arti performative, educazione e partecipazione, simposi e studio. Si parte con le mostre inaugurali: "Colloqui", alla Fondazione Orestiadi, riunisce le opere di cinque artiste fondamentali per Gibellina e per l'Italia, come Carla Accardi e Letizia Battaglia. Al Teatro di Pietro Consagra, invece, va in scena "Dal Mare: dialoghi con la città frontale", con le video-installazioni del duo MASBEDO e dell'artista albanese Adrian Paci, a riflettere sul Mediterraneo come spazio di incontro e confine. Nei mesi successivi, il programma prevede un'immersione nella produzione artistica siciliana con la collezione Elenk'Art, l'installazione "Circle of Life" di Richard Long, e una grande mostra dal titolo "Domestic Displacement" con opere di artisti internazionali come William Kentridge e Mona Hatoum, che esplorano il tema dello sradicamento. Non mancheranno progetti site-specific, come l'intervento dell'artista cinese Liu Bolin, che si confronterà con i segni lasciati dal terremoto.

L'ambizione, però, va oltre l'offerta espositiva. L'obiettivo dichiarato è fare di Gibellina un laboratorio nazionale permanente su come l'arte contemporanea possa rigenerare il tessuto sociale, attivare economie sostenibili e costruire identità comunitarie. Il progetto coinvolge in rete i comuni del Belìce e della provincia di Trapani, puntando a creare un distretto culturale coeso. «La scelta di Gibellina non rappresenta soltanto un nuovo slancio per il territorio», si legge nella presentazione del progetto, «ma si propone come laboratorio chiamato a offrire una riflessione concreta sul ruolo dell'arte nella costruzione dello spazio pubblico e della democrazia culturale». Un modello che vuole essere esportabile, basato sulla convinzione che la cultura non sia un ornamento, ma un fondamento di rinascita e responsabilità collettiva.

Le serate inaugurali si sono chiuse all'insegna della festa e della partecipazione popolare, con due grandi concerti gratuiti: quello della Banda del Sud, progetto che riunisce musicisti da tutto il Meridione e dal Mediterraneo, e quello di Max Gazzè accompagnato dalla Calabria Orchestra. Un segnale chiaro: Gibellina Capitale dell'Arte Contemporanea non è un evento per addetti ai lavori, ma una chiamata alla collettività. Una comunità che, come 58 anni fa, guarda ancora una volta all'arte non per dimenticare il passato, ma per costruire, insieme, il proprio futuro.

Redazione

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