News - 19 gennaio 2026, 09:10

Da Marconi ai satelliti. La scienza italiana che protegge il Paese da terremoti e vulcani

Fondato unendo le migliori tradizioni scientifiche nazionali, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) oggi sorveglia 24 ore su 24 il territorio, guida progetti europei e investe nel futuro con lo studio del clima. Una missione nata dalla tragedia dell’Irpinia.

Da Marconi ai satelliti. La scienza italiana che protegge il Paese da terremoti e vulcani

Quando, la sera del 23 novembre 1980, un devastante terremoto di magnitudo 6.9 colpì l’Irpinia e la Basilicata, l'Italia si trovò impreparata non solo nell'emergenza, ma anche nella capacità di monitorare e comprendere il fenomeno. Da quella tragedia, che causò migliaia di vittime e segnò profondamente il tessuto sociale ed economico del Mezzogiorno, nacque una nuova consapevolezza. Fu l'evento catalizzatore che portò, quasi vent'anni dopo, alla creazione di un'unica grande istituzione scientifica dedicata alla Terra: l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), istituito per legge il 29 settembre 1999.

L'INGV non fu un'istituzione ex-novo, ma una sintesi della migliore ricerca italiana nel settore. Al suo interno confluirono l'Istituto Nazionale di Geofisica, fondato da Guglielmo Marconi nel 1936, e l'Osservatorio Vesuviano, il più antico osservatorio vulcanologico al mondo (1841), insieme a tre prestigiosi istituti del CNR specializzati in vulcanologia, geochimica e rischio sismico. L'obiettivo era chiaro: unire forze e competenze per fare sistema nella ricerca e nella sorveglianza.

Oggi, l'INGV è il cuore scientifico della protezione civile italiana. Il suo mandato istituzionale è duplice: promuovere la ricerca in tutte le geoscienze e fornire alla società servizi fondamentali per la sicurezza. È l'INGV che gestisce la Rete Sismica Nazionale Centralizzata, nata proprio dopo il 1980, e monitora 24 ore su 24 l'attività sismica, vulcanica e dei maremoti in Italia e nel Mediterraneo, attraverso tre sale operative a Roma, Napoli e Catania. È un Centro di Competenza del Dipartimento della Protezione Civile, per il quale sviluppa mappe di pericolosità, scenari di rischio e supporto nelle emergenze.

La ricerca d’eccellenza è l'altra faccia della missione. I ricercatori INGV studiano i processi profondi che generano i terremoti, come nei progetti FURTHER e MUSE focalizzati sull'Appennino, e cercano di interpretare i precursori delle eruzioni, come nei progetti FIRST e UNO sullo Stromboli. Lo sguardo è sempre più ampio e interdisciplinare: si studiano le interazioni tra il campo magnetico terrestre e il clima (progetto TROPOMAG), le dinamiche del passato per capire il presente (progetti AMUSED e MACMAP sul clima nel Mediterraneo), e si sviluppano infrastrutture di ricerca all'avanguardia come la Piattaforma Italiana per le Scienze della Terra Solida (IPSES) nell'ambito del grande progetto MEET.

La sua autorevolezza è riconosciuta a livello globale. L'INGV coordina o partecipa a progetti europei di prima grandezza come EPOS (sistema per le scienze della Terra), EMSO (osservatorio sottomarino) e ARISTOTLE-eENHSP, che fornisce un sistema di allerta multi-rischio alla Protezione Civile europea. Un impegno che guarda alle sfide del futuro: la comprensione dei cambiamenti climatici, la valutazione dell’impatto umano sui processi naturali e la sostenibilità delle georisorse sono i nuovi fronti su cui l’ente sta crescendo.

A 45 anni dal terremoto dell'Irpinia, l'INGV sa che la scienza non vive solo di dati e sensori, ma anche di memoria e consapevolezza. Per questo promuove iniziative come la Story Map interattiva “Quella domenica sera” e la Call “Custodi di Memoria”, per raccogliere e valorizzare le testimonianze dei cittadini. Perché la migliore prevenzione nasce dalla conoscenza del passato e dalla fiducia nella scienza del presente.

Redazione

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