Palermo – «Il suo coraggio e la sua integrità sono un'eredità preziosa che continua a ispirarci». Parole dense e commosse quelle pronunciate questa mattina a Palermo dal presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, durante la commemorazione dell'anniversario del barbaro assassinio di Piersanti Mattarella. Sono trascorsi esattamente 46 anni da quel 6 gennaio 1980, quando il presidente della Regione, all'età di 44 anni, fu freddato da due colpi di pistola davanti alla sua abitazione di via Libertà, con moglie e figli testimoni inconsapevoli dell’attentato, in un agguato a lungo attribuito a Cosa Nostra. Un lutto personale e collettivo che il tempo non riesce ad attenuare e che per Schifani rappresenta ancora oggi «un punto di riferimento essenziale per tutti coloro che credono nella buona politica, nella legalità e nel riscatto morale della Sicilia».
L'assassinio di Mattarella fu uno dei crimini politico-mafiosi più emblematici degli anni di piombo e della strategia mafiosa di infiltrazione dello Stato. Il presidente della Regione Siciliana si era distinto, durante il suo mandato iniziato nel 1978, per una politica di netta rottura con le connivenze del passato, per un’azione riformatrice attenta ai valori della Costituzione e strenuamente difensore dello Statuto siciliano, da lui considerato uno strumento fondamentale per lo sviluppo dell'Isola. Il suo percorso, segnato da un impegno anti-mafia sempre più marcato, lo aveva reso un bersaglio scomodo e, infine, la vittima sacrificale di un sistema corrotto che cercava di fermare il cambiamento. «Figura di spicco riconosciuta anche a livello nazionale per una visione nuova e riformatrice della politica», ha ricordato Schifani, sottolineando come il suo esempio «continua a indicarci la strada per una Sicilia libera dalla mafia e proiettata verso il progresso economico e sociale».
La commemorazione, però, non è stata solo un momento di ricordo. Schifani ha voluto lanciare un forte appello sul fronte della giustizia. «Il tempo trascorso non cancella l'esigenza di verità e giustizia», ha affermato con decisione, auspicando che «le nuove attività investigative in corso possano finalmente fare piena luce su questo omicidio». Un riferimento alle indagini che, nonostante le numerose sentenze e gli indagati nel corso dei decenni – da Totò Riina a Vincenzo Sinagra – continuano a cercare di chiarire ogni possibile retroscena e complicità politico-istituzionali dell'omicidio. L’invito del governatore è a non abbassare la guardia e a perseguire la verità con ogni mezzo legale a disposizione.
L’attenzione alla memoria delle vittime del terrorismo e della mafia non è nuovo per Renato Schifani. Già in passato, come presidente del Senato, in occasione della Giornata del ricordo dei giornalisti uccisi, sottolineò l’importanza del coraggio di coloro che, come i giornalisti, «hanno messo a rischio la vita […] per aprire gli occhi ai cittadini in nome della verità». Un principio, quello della ricerca della verità e della trasparenza, che applicò anche al caso Moro, definendo la pubblicazione online degli atti della Commissione Stragi un «doveroso atto di trasparenza nel solco delle migliori tradizioni dell’Istituzione parlamentare».
La figura di Piersanti Mattarella, dunque, supera i confini della commemorazione per divenire un simbolo attuale. In un'epoca in cui il valore delle istituzioni e il rigore morale nella vita pubblica sono temi sempre di scena, la sua storia di resistenza alle infiltrazioni mafiose e di dedizione al bene comune risuona con forza. Il suo sacrificio rimane una pietra miliare nel lungo e faticoso percorso della Sicilia e dell'Italia intera verso una politica libera da ogni connivenza criminale, un monito e, al tempo stesso, una speranza per le future generazioni. Come ha concluso Schifani, la sua eredità è oggi più che mai viva, a indicare una strada da percorrere con coraggio e coerenza.




