Londra – Una ricerca innovativa guidata da scienziati britannici ha portato allo sviluppo della prima piattaforma al mondo in grado di confrontare in modo trasparente e imparziale gli algoritmi di intelligenza artificiale (IA) progettati per individuare le patologie oculari diabetiche, segnando un passo importante verso l’adozione sicura e responsabile di queste tecnologie nella sanità pubblica.
Nel Regno Unito circa 4 milioni di persone sono coinvolte nel programma di screening per le malattie oculari legate al diabete gestito dal National Health Service (NHS). Ogni anno vengono generate circa 18 milioni di immagini della retina, tutte analizzate manualmente da team di specialisti, un processo costoso, lungo e intensivo in termini di risorse.
Per rispondere a questa sfida, un gruppo di ricercatori coordinato dalla professoressa Alicja Rudnicka della City St George’s University of London e da Adnan Tufail del Moorfields Eye Hospital NHS Foundation Trust, in collaborazione con la Kingston University e l’Omerton Healthcare NHS Trust, ha creato la nuova piattaforma di valutazione. Essa consente di mettere a confronto diversi sistemi di IA commerciali progettati per rilevare i segni di danni ai vasi sanguigni nella parte posteriore dell’occhio.
Lo studio ha coinvolto otto algoritmi dotati di marcatura CE, applicati a 1,2 milioni di immagini provenienti dal programma di screening del Nord Est di Londra, uno dei più grandi e diversificati nel Regno Unito per etnia, età e gravità delle malattie oculari diabetiche.
I risultati sono stati sorprendenti: i sistemi di IA hanno impiegato da 240 millisecondi a 45 secondi per paziente per analizzare tutte le immagini, contro i circa 20 minuti necessari a un operatore umano esperto.
La precisione nell’individuare casi che richiedono un intervento clinico è risultata tra l’83,7% e il 98,7%, mentre per i casi di malattia da moderata a grave si è raggiunto un intervallo di 96,7%–99,8%, valori confrontabili o superiori a quelli ottenuti da esami umani tradizionali. Anche nella diagnosi delle forme più avanzate e minacciose per la vista, l’accuratezza ha raggiunto il 99,5%.
Un elemento particolarmente innovativo del lavoro è la valutazione dell’equità dei risultati tra gruppi etnici diversi, dimostrando che gli algoritmi funzionano in modo coerente indipendentemente dall’etnia del paziente, un aspetto raramente analizzato nelle precedenti valutazioni di software medici basati sull’IA.
La professoressa Rudnicka ha definito la piattaforma “una valutazione equa, imparziale e trasparente degli algoritmi di IA per individuare le malattie oculari diabetiche potenzialmente gravi”, evidenziando come questi sistemi possano essere considerati sicuri per l’uso nel National Health Service grazie alla loro robustezza su grandi dataset e tra diverse fasce d’età.
Secondo Tufail, “con oltre 4 milioni di pazienti diabetici nel Regno Unito che necessitano di controlli regolari, la nostra ricerca rappresenta un nuovo riferimento nella sperimentazione e nell’adozione consapevole dell’IA in sanità”.
La piattaforma non si limita a valutare la performance diagnostica: rileva anche la percentuale di falsi positivi e può diventare un modello di riferimento per la valutazione di strumenti di IA in altre malattie croniche come il cancro e le patologie cardiache, favorendo l’adozione di tecnologie più sicure, efficaci ed eque in medicina.
Il progetto ha inoltre prospettato un uso su scala nazionale: una infrastruttura centrale che ospita gli algoritmi approvati consentirebbe ai vari centri di screening di caricare immagini retiniche e ricevere risultati direttamente nei fascicoli clinici elettronici dei pazienti, riducendo costi e duplicazioni di tecnologia.
Questa innovazione potrebbe rappresentare una svolta non solo per la diagnosi precoce delle malattie oculari diabetiche, ma anche per rafforzare la fiducia del pubblico nell’uso dell’IA in sanità, grazie a criteri di trasparenza, equità e affidabilità finora inesistenti.


Redazione

