Licenziare puntando ciecamente sull’intelligenza artificiale rischia di trasformarsi in un boomerang economico di proporzioni notevoli. Secondo le stime di Gartner, entro il 2029 il 30% dei lavoratori tagliati perché ritenuti “sostituibili” dall’AI dovrà essere riassunto in tempi rapidi, spesso a condizioni economiche decisamente peggiori rispetto a quelle originarie. A confermare il cortocircuito arrivano anche i dati della Federal Reserve Bank di New York: l’intelligenza artificiale è già ampiamente diffusa, adottata da oltre il 60% delle aziende di servizi e da metà di quelle manifatturiere, eppure i licenziamenti direttamente riconducibili all’automazione restano episodici. Il vero cambiamento non passa dalla riduzione dei numeri, ma dalla profonda ristrutturazione dell’architettura stessa del lavoro.
Il cuore della questione è quello che Microsoft ha definito, nel suo Work Trend Index, “Transformation Paradox”: le persone imparano a usare l’intelligenza artificiale molto più rapidamente di quanto le organizzazioni riescano a ripensare processi, ruoli e regole. In Italia appena un lavoratore su cinque opera in un’azienda con una strategia digitale davvero allineata. Tradotto: i dipendenti corrono in monopattino mentre le strutture aziendali avanzano a passo di diligenza. La frattura decisiva, oggi, non separa chi usa la tecnologia da chi la rifiuta, ma i professionisti che hanno già evoluto il proprio modo di lavorare dalle organizzazioni imprigionate in organigrammi superati.
Dal chatbot al collega digitale
La sfida compie un salto ulteriore con l’evoluzione tecnologica in corso. L’AI sta uscendo dalla fase del semplice assistente di scrittura: i giganti tech stanno mettendo a punto agenti digitali autonomi, capaci di operare direttamente dentro i processi, inviare comunicazioni ed eseguire attività al posto dell’utente. Non si tratta più di strumenti che suggeriscono cosa fare, ma di sistemi che agiscono. Si apre così un vuoto normativo ed etico enorme per manager e Risorse Umane, chiamati a rispondere a una domanda cruciale: come si riconvertono le competenze operative in capacità di supervisione e giudizio critico?
Le direttrici su cui le aziende devono agire immediatamente sono quattro. La prima è il passaggio dalla ripetizione al controllo qualità, ovvero la validazione algoritmica: chi prima eseguiva task seriali deve essere formato a verificare correttezza, sicurezza e assenza di bias negli output generati dai sistemi autonomi. La seconda riguarda lo sviluppo del pensiero critico: davanti a un flusso continuo di opzioni prodotte dalle macchine, il lavoratore deve rafforzare la capacità di lettura critica, mettendo in discussione il risultato dell’algoritmo. La terza è la responsabilizzazione etica e legale: poiché la macchina non possiede personalità giuridica né morale, il valore della persona si sposta interamente sull’assunzione di responsabilità della decisione finale. La quarta è il reskilling strategico dei distretti: valorizzare quella conoscenza tacita del business che l’algoritmo non possiede, affiancandola alla nuova alfabetizzazione digitale per evitare emorragie di capitale umano.
L’appuntamento a Firenze
Di formazione continua, agenti autonomi, leadership e futuro delle Risorse Umane si parlerà giovedì 8 ottobre a Le Murate Idea Park di Firenze, in occasione della terza tappa di PARLIAMONE™, il talk show sul lavoro reale ideato da Alessandro Castelli e condotto con Allegra Piano. L’evento gode del patrocinio di AIDP Toscana e della partecipazione di importanti realtà associative e d’impresa.
«Il vero rischio oggi non è che la macchina rubi il lavoro all’uomo, ma che le organizzazioni perdano pezzi di conoscenza ed esperienza insostituibili per incapacità di rinnovarsi in tempo», spiega Castelli. «Il 30% di riassunzioni previsto da Gartner è un segnale molto forte di quanto tagliare sulla formazione e sulle persone possa produrre soltanto un vantaggio contabile apparente, mentre il mercato richiede un cambio di passo strutturale».
Sul fronte manageriale rincara la dose Allegra Piano: «Se gli agenti digitali iniziano a gestire in autonomia parti sempre più rilevanti dei processi, il valore della persona si sposta ancora di più dall’esecuzione alla capacità di decidere, interpretare e assumersi responsabilità. Per i manager significa rafforzare proprio quelle competenze che sono già al cuore del loro ruolo: capacità di giudizio, visione, responsabilità e fiducia. Perché più cresce l’autonomia della tecnologia, più diventa importante saper scegliere cosa delegare, mantenere una lettura critica dei risultati e assumersi la responsabilità delle decisioni».
Sul palco si confronteranno esperienze e prospettive diverse tra istituzioni, imprese, tecnologia e sport. Tra i relatori confermati: Laura Sparavigna (Assessora del Comune di Firenze); Silvia Donnini (HR Carapelli e Confindustria Toscana Centro e Costa); Sandra Leoncini (AD Savino Del Bene Volley); Andrea Maria Pedrini (Strategy Advisor HumanX); Simone Uggeri (CEO HRZ S.p.A. | Gruppo ZCS People); Giuseppe Bacconi (TT Tecnosistemi e Manageritalia Toscana); e Pier Francesco Acquaviva (Chief Corporate Officer di Sanlorenzo S.p.A.), insieme ad altre voci del mondo dell’automotive, della consulenza e dello sport professionistico.
Se una tecnologia si limita a farci fare più velocemente ciò che già facevamo, abbiamo comprato soltanto efficienza. Ma se ci costringe a ripensare il lavoro, allora siamo davanti a una vera trasformazione. È su questo terreno che si giocherà la competitività delle aziende italiane: un’occasione irrinunciabile per capire, dati alla mano, se le nostre imprese hanno la flessibilità necessaria per formare i leader di domani prima che il divario diventi incolmabile. L’appuntamento è per l’8 ottobre a Le Murate Idea Park, con ingresso gratuito previa registrazione sul sito ufficiale.


Redazione



