News | 07 gennaio 2026, 10:00

Il taglio per aliquote fiscali delle Partite Iva ordinarie, cosa cambia con la nuova detassazione

La norma, il 35-33%, i beneficiari

Il taglio per aliquote fiscali delle Partite Iva ordinarie, cosa cambia con la nuova detassazione

La manovra di Bilancio e la detassazione
La Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025) entrata in vigore dal 1 gennaio 2026, sta virando verso un percorso di leggera, ma strutturale riforma nel sistema fiscale per i regimi di partita IVA ordinaria. Sebbene negli ultimi anni, il governo avesse concentrato i propri sforzi delle manovre nell’accorpamento degli scaglioni di reddito, con questa nuova manovra di bilancio si conferma la strada intrapresa. Il regime ordinario subirà una leggera detassazione del 2% per i sistemi non forfettari, andando a detassare possessori di Partita Iva beneficiari. Si sanciscono gli altri tagli strutturali per il ceto medio e lavoratori autonomi operanti in questo regime. La strada intrapresa da parte del governo ribadisce una volontà di contrasto del Fiscal drag, ovvero un drenaggio fiscale causato dall’inflazione attuale. Rendendo strutturale questa misura, che richiederà un continuo rifinanziamento della manovra nelle prossime leggi di bilancio, si distinguerà dall’essere una misura solamente temporanea come negli anni precedenti a strutturale.

Il taglio dell'aliquota tecnicamente
Entrando nel merito tecnico della riduzione, la novità  per il 2026 riguarda il secondo scaglione di reddito, ovvero la fascia che va da 28.001 a 50.000 euro, la cui aliquota scende ufficialmente dal 35% al 33%. Per una Partita IVA in regime ordinario, questo significa che sulla quota di reddito eccedente i 28.000 euro verrà applicato una riduzione di due punti percentuali. In termini monetari, il risparmio massimo si ottiene al raggiungimento della soglia dei 50.000 euro di imponibile: calcolando il 2% sulla differenza di 22.000 euro compresa nel secondo scaglione, si ottiene un beneficio netto di 440 euro annui. Per chi produce redditi superiori ai 50.000 euro, il risparmio di 440 euro rimane costante (trascinandosi come beneficio sullo scaglione superiore del 43%), a meno che non si superi la soglia critica dei 200.000 euro complessivi. Oltre tale tetto, infatti, la Legge di Bilancio introduce un meccanismo attraverso il taglio lineare delle detrazioni fiscali (oneri al 19%, eccetto quelli sanitari), una clausola di salvaguardia inserita per concentrare il sacrificio finanziario dello Stato esclusivamente a favore della classe media. Il risultato finale per il professionista ordinario è una riduzione dell'imposizione lorda che, sommata alle nuove semplificazioni burocratiche previste dai decreti attuativi, punta a incentivare la crescita delle attività autonome senza che il passaggio dal regime forfettario a quello ordinario risulti fiscalmente problematico. Parliamo di una manovra leggera, che permetterà dei leggeri risparmi, ma non che strutturalmente cambierà la tassazione molto presente e forte sui lavoratori italiani.

Patrick Chiavuzzo