Un altro 8 marzo in arrivo all’insegna del divario di genere che anni di lotta e di conquiste per i diritti e la parità femminile non riescono ancora ad accorciare il gap latente a livello globale, nelle radici di un tessuto ancestrale che condanna la donna ad un ruolo svantaggiato rispetto alla comunità maschile.
Uno degli esempi più eclatanti nel mondo è la restrizione dei diritti e le libertà di milioni di donne e ragazze che devono sottostare a condizioni assurde di diseguaglianza, violenza e repressione, come accade ancora oggi in Iran e in altre parti del mondo.
Il Global Gender Gap Report del World Economic Forum dal 2006 traccia l’andamento dei progressi di 156 paesi per accorciare il divario di genere. È il rapporto annuale più longevo che analizza lo stato e l’evoluzione della parità di genere in quanto dimensioni chiavi : partecipazione economica e opportunità, risultati scolastici, salute e sopravvivenza ed emancipazione politica.
Il più recente report racconta che allo stato attuale ci vorranno minimo 5 generazioni per colmare il divario di genere a livello globale, ossia 135,6 anni rispetto ai 99 di quello precedente. Il miglioramento della partecipazione politica delle donne ha l'impatto maggiore, poiché è lì che il divario è più ampio, con le posizioni di vertice che restano ampiamente inaccessibili alle donne a livello mondiale. Rare anche nelle posizioni di vertice nell'industria, come evidenziato dai dati di LinkedIn: il "calo verso l'alto" nella rappresentanza dal livello di ingresso alla C-suite che si osserva in ogni settore. Posizionata al 68 °posto della classifica generale, l’Italia ha invece una spinta maggiore nella politica dove si guadagna il 41°posto, scivolando sul fronte economico al 114 ° posto in base alla disparità del reddito stimato delle donne italiane che è in media pari a solo il 57,2% di quello degli uomini con una differenza da colmare sulle retribuzioni del 46,7%. Aggiudicandosi anche il più alto tasso di disoccupazione femminile della UE. Infine, l’Italia si colloca al 57° posto sul fronte dell’educazione, con una partecipazione femminile del 15,7 % ai corsi di studio con più futuro, le cosiddette materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) quasi la metà rispetto ai maschi (33,9%).
Ma dall’interno qual è il quadro preciso dal Rendiconto di genere presentato dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza Inps?
Pur essendo mediamente più istruite le donne fanno più fatica a fare carriera. Nelle figure di quadri o dirigenti ce uno sbilanciamento eclatante, solo il 21,1% dei dirigenti è donna contro il 78,9% di uomini, cosi come il 32,4% dei quadri è rappresentato da donne rispetto al 67,6% ricoperto dai colleghi uomini. In Italia le donne hanno un tasso di occupazione di quasi 18 punti inferiore a quello degli uomini e quando lavorano, perché uno dei problemi di fondo è che quasi la metà delle donne italiane con figli piccoli con meno di 49 anni non lavora, hanno in media una retribuzione giornaliera di circa il 20% più bassa dei loro colleghi, il 24% in meno nel commercio, il 32% in meno nelle attività finanziarie, il16 % in meno nella ristorazione e alloggio.
Una lettura panoramica alquanto preoccupante con solo il 52,5% delle donne occupate rispetto al 70,4% degli uomini. Con le assunzioni femminili ferme al 43,2% e il part time involontario che colpisce le donne tre volte in più che gli uomini, 15% contro 5%. Tutto un divario col fiocco fino alla pensione dove l’assegno di vecchiaia è di 44% più basso rispetto a quello maschile.
La prepotente distanza esistente a parità di condizioni con gli uomini è il nome del fenomeno da eradicare soprannominato Gender Gap.
Nota
La Banca Mondiale stima che colmare il divario di genere nell'occupazione e nell'imprenditorialità potrebbe aumentare il PIL globale di oltre il 20%.
Tanti Auguri donne.


Eradis Josende Oberto



