Lo spesometro ha comportato per gli studi  dei commercialisti una perdita netta complessiva di 113 milioni di  euro. Una cifra che divisa per i quasi 70mila studi professionali  della categoria presenti sul territorio nazionale equivale a circa  1.600 euro a studio. Sono i principali risultati di un sondaggio  condotto dal Consiglio Nazionale della categoria per il tramite della  sua Fondazione Nazionale, al quale hanno risposto settemila studi. In  particolare, il sondaggio è stato concepito per misurare lo sforzo  sopportato da questi ultimi e dal personale complessivamente coinvolto che, tra i mesi di settembre e ottobre di quest'anno, hanno dovuto  fronteggiare una serie di difficoltà operative, tra adeguamento dei  software e dei processi organizzativi, imprevisti tecnici e notevoli  complessità operative connesse alle novità dell'adempimento e alla  estrema analiticità dei dati richiesti.       

Sulla base dei dati emersi dal sondaggio, gli studi dei commercialisti hanno inviato circa il 72% degli spesometri complessivamente pervenuti all'Agenzia delle Entrate.       

Dalle risposte del campione si evince che solo il 2,4% degli studi non ha inviato spesometri. Tra quelli che hanno inviato invece almeno uno  spesometro, gli studi individuali ne hanno inviati in media 42, mentre gli studi operanti in forma aggregata ne hanno inviati in media 91.  Indipendentemente dagli spesometri inviati, il principale problema che si è presentato per i Commercialisti è stato la difficoltà o  l'impossibilità per molti di fatturare il nuovo adempimento ai propri  clienti. I dati del campione indicano, infatti, che il 33,7% degli  studi non ha fatturato neppure un euro per il nuovo adempimento,  mentre solo il 27,4% ha fatturato lo spesometro a tutti i propri  clienti. Le maggiori difficoltà nel farsi retribuire per l'adempimento sono state riscontrate al Sud.       

 

 

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