di G.L. - Roberto Minerdo, esperto di comunicazione, marketing e relazioni istituzionali, ha dedicato molte energie alla costruzione di eventi e iniziative di successo che guardano al sociale coinvolgendo anche, oltre alle istituzioni, aziende sensibili alle tematiche ambientali e sociali, personaggi dello sport e dello spettacolo. L’Osservatorio nazionale sul bullismo e doping, che da anni sensibilizza istituzioni e giovani, di cui Minerdo è VicePresidente, è un esempio molto positivo. Alcuni giorni fa a Roma si è svolto il convegno dell’associazione che ha raccolto molti importanti interventi fra cui anche quello della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.

Come è nato l’Osservatorio e con che missione?

L’Associazione nazionale bullismo e doping è stata fondata 5 anni fa. È nata con gli amici dello sport su iniziativa di Luca Massacesi, oggi segretario generale, che ha pensato, a suo tempo, di occuparsi dei ragazzi e della scuola soprattutto per i temi che sono legati anche allo sport.

Cinque anni di lavoro e iniziative a che considerazioni la portano?

Da quando siamo partiti sono cambiate molte cose. Il bullismo è uscito in maniera prepotente, forte. Fortunatamente è entrato anche negli interessi dei media, per cui l’attenzione è salita. Ma nel frattempo è arrivata anche la piaga del cyberbullismo. La diffusione dei mezzi mediatici, e soprattutto degli smartphone, ha fatto sì che oggi ci sia una grande preoccupazione sull’utilizzo di fotografie e video. Noi abbiamo scelto di organizzare eventi nelle scuole portando come testimoni gli olimpionici che lavorano con noi.

Che effetto hanno queste iniziative su ragazzi e ragazze?

Innanzitutto abbiamo riscontrato una grande attenzione anche per la partecipazione dei protagonisti dello sport. Fare in modo che i giovani facciano domande agli sportivi è un elemento caratterizzante dei nostri incontri. Al contrario di quanto si possa pensare i giovani sono molto preparati e attenti. Quando hanno a disposizione un campione dello sport lo subissano di domande. I campioni dello sport portano loro un messaggio molto importante: l’attenzione sui social media, a quanto si posta e, soprattutto, l’attenzione nei confronti del bullo che si può nascondere dietro profili spesso falsi.

Lo sport quindi come veicolo per comunicare?

Lo sport può essere una realtà che distoglie da questi fenomeni, che fa sfogare e socializzare in maniera differente rispetto al rimanere incollati davanti a uno schermo o continuare a chattare su whatsapp o altri similari. Peraltro proprio la polizia postale e i carabinieri indicano come questi strumenti siano strumenti esposti a molti rischi.

L’attenzione ultimamente si è spostata molto sul cyberbullismo?

Si, come sappiamo esistono varie forme di bullismo e questa oggi è molto diffusa e in alcuni casi ha creato anche delle tragedie. Questo nonostante l’attenzione si sia alzata, le istituzioni abbiano cominciato a costituire dei comitati e alcune regioni, come la Lombardia, abbiano legiferato in questo senso. Il Ministero si sta preparando con un piano molto forte da portare nelle scuole.

Con il Ministero (Miur) state collaborando?

Stiamo collaborando con i gruppi sportivi delle Forze Armate, dei Carabinieri e della Polizia. L’esperienza che abbiamo fatto costruendo questo format attraente per i giovani, e che ha avuto molto successo, ci ha insegnato molto. Confidiamo che il Ministero voglia aprire una collaborazione con l’Osservatorio. Noi siamo a disposizione

Lo sport come risposta al bullismo quindi funziona?

Direi proprio di si.  Abbiamo lasciato che fossero gli sportivi di alto livello a lanciare il messaggio, ovviamente perché conosciuti e in grado di attrarre attenzione. Danno un’immagine pulita dello sport e del successo. Alcuni di loro hanno anche raccontato di episodi in cui sono stati vittime, magari anche solo scherzosamente, di bullismo e come lo sport li abbia rivalutati anche in ambito sociale. Per noi fare sport vuol dire divertirsi e avere la possibilità di socializzare con gli altri ragazzi, vuol dire fare attività motoria e quindi non solo fare sport a livello agonistico. Certo il livello agonistico ti dà l’idea dell’obiettivo da raggiungere e quindi l’agonismo può essere uno stimolo positivo per raggiungere dei risultati.

In tutto questo rientra anche il discorso del doping e della droga?

Il doping è un argomento che viene indicato come sistema da non utilizzare per raggiungere gli obiettivi e i risultati di cui parlavamo. E’ comunque un discorso più complesso. Parliamo di doping non solo nel mondo dello sport. Anche in questo caso usiamo lo sport per dire come non si deve utilizzare qualsiasi forma di doping o sostanze che diano dipendenza: dall’abuso di alcolici fino a sostanze dopanti molto più pesanti.

Questi sono temi che occupano spesso le cronache dei media. Cosa pensa della comunicazione su giornali, tv e web?

Bisogna stare attenti a non enfatizzare troppo questo fenomeno, a non farlo uscire mediaticamente in ogni caso per vendere qualche copia in più. Alcune volte il bullismo – e lo dico sapendo bene quali reazioni posso avere – è uno scherzo tra coetanei. Lo scherzo non va interpretato come bullismo. Ci sono stati episodi in cui i genitori sono entrati in contrasto con i professori, e viceversa, proprio perché a volte viene esagerata la reazione. Il riscontro mediatico troppo enfatizzato genera l’effetto contrario. C’è il rischio dell’emulazione. Bisogna quindi essere molto attenti a come si presentano le notizie sapendo che abbiamo tutti responsabilità educative e che l’obiettivo è quello di limitare il fenomeno.

Nella vostra attività quante Regioni avete toccato?

Abbiamo toccato quasi tutta Italia. Tutti i partecipanti intervengono gratuitamente compresi gli sportivi che hanno sempre offerto la loro presenza in maniera assolutamente gratuita.

L’attenzione da parte delle Istituzioni?

Per ora abbiamo avuto il sostegno e il patrocinio delle istituzioni. Non partecipiamo però a tavoli di lavoro. Ci farebbe piacere cominciare a portare la nostra esperienza di cinque anni, che ora possiamo dire matura.

A che tavoli vorreste partecipare?

Quello dell’istruzione è uno dei tavoli principali da cui partire perché è la base della formazione dei nostri giovani.

 

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