''La grande Assemblea generale di sabato  scorso a Milano, salutata da una partecipazione fortissima di migliaia di imprese artigiane, evidenzia un dato incontrovertibile: siamo noi,  le piccole e medie imprese, la vera forza di questo Paese''. Così  Chiara Montefrancesco, vicepresidente nazionale Cna.       

''Proprio per questo'', prosegue Montefrancesco, ''va raccolto con  molta attenzione l'allarme che arriva da alcuni osservatori  specializzati quando, evidenziando come gli anni bui della crisi siano alle spalle, registrano allo stesso tempo una brusca frenata che  dovrebbe allarmare tutti, non solo noi imprenditori. Se in questi anni il sistema imprenditoriale del nostro paese è cresciuto fino a 150  mila pmi, oltre i livelli del 2007, recuperando redditività e  continuando a rafforzare gli indici di sostenibilità dei loro debiti  finanziari, il rallentamento che si registra rischia di produrre  effetti catastrofici, a maggior ragione alla luce dello scenario  macroeconomico''.       

''L'eliminazione nella manovra di bilancio dell'unica imposta sul  reddito imprenditoriale (Iri),del superammortamento e del cosiddetto  Aiuto alla crescita economica Ace che già vantava una platea di circa  1milione e mezzo di imprese, a cui si aggiunge lo sblocco delle  aliquote degli enti locali autorizzati, dopo quattro anni, ad  aumentare la tassazione, suonano come altrettanti campanelli d'allarme perché indeboliscono il raggio delle politiche industriali che invece  vanno estese e rafforzate'', continua Montefrancesco. 

''Soprattutto nel Mezzogiorno -aggiunge Chiara  Montefrancesco- come ha ben sottolineato Svimez e come ha evidenziato  lo stesso Presidente Vaccarino mettendo in guardia sul divario  territoriale ormai sparito dal dibattito pubblico, sono necessarie  politiche a tutti i livelli per rafforzare quell'ecosistema virtuoso  dove chi fa impresa si senta incoraggiato e spronato a continuare a  investire per il futuro dell'impresa e per continuare a garantire  buona occupazione''.       

''Dopo il rallentamento del triennio 15/16/17, la forbice è infatti  destinata ad allargarsi già nel 2018 mentre il recupero dei valori PIL ante 2008 non sarà completato nel Mezzogiorno prima del 2028. Per  questo è necessario far ripartire urgentemente e prioritariamente gli  investimenti nel Mezzogiorno in infrastrutture materiali e immateriali e in qualità territoriale -conclude-. Perché gli investimenti al Sud  sono investimenti per l'Italia''.      

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