L’autunno fiscale caldo è entrato nel pieno del suo percorso, sono innumerevoli le iniziative legislative che riguardano il settore tributario e sulle quali l’Istituto nazionale tributaristi (INT) è impegnato nel fornire osservazioni ed indicazioni, dalla PDL semplificazioni, dove proseguono le audizioni presso la Commissione Finanze Camera  alle quali l’INT ha partecipato, al D.L. fiscale attualmente in discussione in Commissione Finanze e Tesoro del Senato alla quale l’INT ha inviato proposte modificative ed integrative del testo, senza dimenticare la Legge di Bilancio che contiene vari interventi di carattere fiscale e su cui si stanno predisponendo osservazioni da inviare al Parlamento.  In particolare relativamente al D.L. fiscale, l’INT nel documento consegnato alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato ha evidenziato i seguenti  punti da modificare/integrare:

 

Art.9 Pacificazione fiscale

Inserire anche gli avvisi di irregolarità (c.d. avvisi bonari) al fine di limitare discriminazioni ulteriori, che comunque una sanatoria comporta inevitabilmente.    

Art. 9: incongruenze

Nel comma 1 si fa riferimento alle dichiarazioni presentate entro il 31.10.2017 non considerando (senza una valida giustificazione) quelle validamente presentate nei 90 giorni successivi (29/01/2018) e quelle relative ai periodi a cavallo di esercizio e nel caso di operazioni straordinarie

Per la prima osservazione sarebbe sufficiente modificare il comma 1 sostituendo le parole “presentate entro il 31 ottobre 2017” con le parole “il cui termine di presentazione è scaduto entro il 31 ottobre 2017 e siano state regolarmente presentate anche se neinovanta giorni successivi alla loro specifica scadenza”

Per la seconda osservazione occorre considerare che le dichiarazioni delle società di capitali ed enti commerciali e quelle dovute da qualunque tipo di società in seguito ad operazioni straordinarie (fusione, scissione, trasformazione, liquidazione) non hanno un termine fisso di scadenza annuale, ma è prevista per la loro presentazione un termine mobile stabilito entro la fine del nono mese successivo al termine del periodo d’imposta e che per periodo d’imposta ai fini dichiarativi si considera quello che comprende il 31 dicembre. Quindi un esercizio a cavallo d’anno che inizia nel 2016 e finisce nel 2017 si considera relativo al 2016, ma la sua dichiarazione può teoricamente scadere fino al 30/09/2018 (+ eventuali 90 gg. di tardività concessa) se il periodo d’imposta finisce

ad esempio il 01.12.2017 iniziando il 02.12.2016 e si utilizza il modello Redditi/2017. Se si vuole ricomprendere tutte le dichiarazioni presentate con il modello Redditi/2017 (periodo d’imposta 2016) occorre quindi prevedere anche scadenze successive al 31.10.2017, in caso contrario gli esercizi a cavallo d’anno che terminano oltre il 31.01.2017 (iniziando il 01.02.2016) saranno esclusi dalla sanatoria. Certo è che non si può nemmeno prevedere una scadenza dichiarativa successiva alla data di entrata in vigore del decreto, ma si potrebbe fissare un paletto (ad esempio 31.07.2018 + 90 gg. = 29/09/2018) specificando che la dichiarazione integrativa speciale è possibile solo fino al modello Redditi/2017 compreso.

Nel comma 2 sarebbe necessaria una diversa formulazione della norma in quanto risulterebbero applicabili sempre, sia un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, dei contributi previdenziali e dell’Irap sia l’IVA in base all’aliquota media del contribuente, come se l’integrazione venisse fatta sul reddito complessivo senza distinguere gli imponibili integrati per tipologia; l’art. 1, invece, parla di integrazione degli imponibili correggendo errori ed omissioni e non di un aumento del reddito complessivo tout court. Integrando imponibili specifici si potrebbe presentare il caso che il maggior reddito non sia rilevante ai fini IVA o che, viceversa, sia dovuta soltanto l’IVA perché è errato solo il volume d’affari e non anche l’importo dei ricavi. Dovrebbe essere, quindi, modificato il comma 2 specificando che le imposte previste nelle lettere a),b) e c) si applicano solo qualora siano dovute sulla base della tipologia dell’integrazione effettuata.

Particolarmente penalizzante appare il comma 7 lettera a) laddove inibisce la possibilità di presentare la dichiarazione integrativa speciale anche per uno qualunque degli anni dal 2013 al 2016, se per uno solo di essi è stata omessa la dichiarazione, quando obbligatoria. Di fatto avere omesso la dichiarazione ad esempio del 2015 non permette di integrare nemmeno quelle del 2013 o 2014 o 2016 ancorché regolarmente presentate. Considerando le più varie, articolate e farraginose casistiche di esonero dichiarativo (vedi pagg. 3 e 4 delle istruzioni al fascicolo 1 del modello Redditi PF) tra cui quella più generale di un debito inferiore a 10,33 euro, che però non si versa comunque se non raggiunge i 12 euro, non è impossibile che un contribuente non presenti  la dichiarazione perché ritenga di avere un debito inferiore al minimo (10,33) ed invece per un insignificante errore di calcolo la sua imposta netta raggiunga l’importo di 11,40 euro (che comunque non deve pagare in quanto inferiore ad euro 12); in questo caso la dichiarazione sarebbe omessa (pur non avendo nulla da versare) e per questo fatto non potrebbe integrare nessuna delle altre tre annualità sanabili. Si propone quindi lo stralcio del comma 7 lettera a) in quanto solo una dichiarazione validamente presentata può essere oggetto di dichiarazione integrativa, non potendo integrare ciò che non è mai stato dichiarato; l’integrazione di una dichiarazione omessa, pertanto sarebbe una contraddizione in termini.

Art. 10: richiesta

In tema di fattura elettronica si chiede la non applicazione di sanzioni, per tardiva emissione, non solo per il primo semestre 2019, ma per tutta l’annualità.

 

 

 

 

 

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