Economia e Finanza

"La volatilità di questi giorni è dovuta
alla incertezza sul livello a cui si attesterà il tasso di cambio. È
da tempo che il mercato spinge la svalutazione dello yuan. Le ragioni
sono molteplici: oltre al rallentamento tendenziale ed inevitabile
dell'economia cinese, c'è anche l'aumento dei tassi d'interesse negli
Stati Uniti con le aspettative di una stretta ulteriore della politica
monetaria di quel Paese". Così, sulla crisi cinese, l'economista
Lucrezia Reichlin in un intervento sul 'Corriere della Sera'.

"Dal mese di agosto i flussi di capitale in uscita dalla Cina hanno
determinato -spiega ancora l'economista- una svalutazione sul mercato
internazionale (offshore, quello non regolato),di quasi l'8 per
cento. Il mercato interno (onshore, regolato dalle autorità) ha solo
seguito questa dinamica. Tuttavia la svalutazione di questi giorni ha
creato panico. In realtà -conclude- l'aggiustamento era inevitabile".

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"C'è soprattutto una mancanza di fiducia. Dall'estate
scorsa gli investitori hanno perso fiducia e il governo di Pechino ha
compiuto una serie di errori tattici che hanno peggiorato le cose".
Fred Hu, 52 anni, master in ingegneria all'università di Tsinghua e
PhD in economia all'Università di Harvard, è stato economista al Fondo
monetario internazionale, e poi presidente e partner di Goldman Sachs
in Cina. "Per esempio -continua- l'introduzione del sistema dei circuit
breakers (interruttori) in questo momento particolare".

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"No, il tessile italiano non farà la fine di quello
inglese o francese", che hanno visto la loro filiera svanire quasi
completamente. Per Andrea Sianesi, economista e presidente della Mip,
la business school del Politecnico di Milano, intervistato dal 'Sole
24 ore', il futuro della filiera è complesso ma non segnato.

"Le percentuali sono molto piccole, i numeri non sono più quelli del
passato, perché stiamo vivendo un processo di consolidamento
-continua- ma una crescita c'è. L'Italia ha buone carte per giocarsi
la partita"

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"Questo è un mondo che cresce poco, perciò lascia
margini ridotti all'errore. Qualsiasi sorpresa negativa viene
enfatizzata, tocca nervi troppo scoperti, basta sfiorarli per
provocare reazioni inconsulte. Ma quando sei in mezzo a tempeste, vere
o presunte, devi sempre avere come bussola i dati fondamentali
dell'economia. Così molte nubi scompaiono subito". Così Alessandro
Fugnoli, strategist di Kairos Partner, intervistato da 'QN' sulla
crisi cinese.

"Vogliamo cominciare dal panico per i cali di Shanghai? La Borsa -
esordisce Fugnoli- non ha legami particolari con l'economia cinese, è
stata usata dal governo, in certi momenti, per dare fiducia, in altri
per stimolare le ricchezze individuali. Questa discesa degli indici è
molto simile a quella di agosto"

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"I risparmiatori non possono comportarsi come i grandi
investitori istituzionali che vendono e comperano in tutto il mondo.
Se non sono sbilanciati verso una sola area o un unico settore non
devono far altro che star fermi. Non fare nulla". Così, intervistato
da 'Libero', Ennio Doris, presidente di Mediolanum, sulla crisi
cinese. "Il vero rischio -continua- è muoversi nel momento sbagliato e
amplificare perfino le perdite".

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"In Europa cominciano ad arrivare dati congiunturali
positivi e tiriamo un sospiro di sollievo. Ma proprio perché c'è la
conferma delle straordinarie risorse che possono essere valorizzate,
appare stridente il problema politico: l'Europa non esiste come corpo
unico e questo fa sè che la crescita sia arrivata a un ritmo più
debole di quelli che hanno seguito altre recessioni". Jean-Paul
Fitoussi, uno dei più prestigiosi economisti europei, con cattedre a
SciencesPo e all'italiana Luiss, riflette, con 'Repubblica', sui
marosi che si abbattono sul continente quando questo potrebbe vivere
la sua ripresa. "Se si fossero fatti passi avanti più decisi in termini di
integrazione, la crescita sarebbe più vigorosa -conclude- e sarebbero
state più contenute le conseguenze sui mercati di crisi generate
altrove"

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"L'esplosione di una bolla, ma non una crisi strutturale
che possa causare un grave effetto domino sulle altre economie". Per
Dean Baker, fondatore del Center for Economic and Policy Research,
noto esperto di macroeconomia intervistato da 'Il Messaggero',
bisognerebbe ridimensionare l'ansia mondiale per quel che sta
succedendo in Cina. "In verità tutti i mercati -spiega- erano pronti per una correzione. A
nessuno piace riconoscerlo, ma se tre anni fa ci avessero detto che i
mercati oggi sarebbero stati a questo livello, non ci avremmo
creduto".