A poco più di 100 giorni dalla sua  elezione a Presidente di Italia Startup, Angelo Coletta presenta le  proposte dell'Associazione italiana delle startup, al Governo e al  Parlamento, per la crescita dell'ecosistema delle startup e  dell'innovazione: iniezione robusta di fondi pubblici e privati, come  già previsti dal Governo e ulteriori agevolazioni per i prestiti  bancari; consolidamento degli sgravi fiscali per angel e investitori  privati che investono in startup, provvedimento da allargare alle pmi  innovative; agevolazioni importanti per le imprese che acquistano  startup e investono in talenti, leva fondamentale per far decollare  l'open innovation e il corporate venture capital anche nel nostro  Paese.       

Sono questi gli asset principali su cui si focalizzano le proposte al  Governo e al Parlamento italiano, condivise con il nuovo Consiglio  Direttivo dell'Associazione, che si è insediato a giugno 2018:  proposte che guardano al panorama internazionale, adottando nel nostro Paese provvedimenti che hanno funzionato e stanno funzionando in altri sistemi europei, pur riconoscendo la peculiarità di un sistema  produttivo e industriale fatto di tante piccole e medie imprese, con  un tessuto già molto qualificato di imprese innovative.        (

- La mano pubblica e la mano privata, insieme, sono un mix indispensabile per spingere ulteriormente un ecosistema funzionante di startup e PMI innovative, che nel 2018 sta dando segnali incoraggianti di crescita. Ne è convinto Angelo Coletta che sposa la proposta  governativa di un'immissione robusta di denaro pubblico attraverso  Cassa Depositi e Prestiti, sostenuta da un ulteriore supporto di  investimenti pubblici e privati attraverso fondi pensione, casse  previdenziali, PIR ed ELTIF, nell'ambito di un fondo dei fondi  dedicato. La mano pubblica si fa così attore di un'immissione di  capitale importante con fondi da gestire in co-matching nel corso dei  vari cicli di vita delle startup (tipicamente pre-seed, seed e round)  che - combinata a una detassazione spendibile anche nell'anno fiscale  precedente (vedi punti a seguire) e alla possibilità delle imprese che acquistano startup di scaricare almeno il 50% della spesa sostenuta  per favorire il mercato delle exit locali - contribuirebbe a rendere  più solido e competitivo l'ecosistema.       

Il capitale di rischio, supportato dai fondi pubblico-privati di cui  sopra, può essere opportunamente integrato, con provvedimenti  rafforzativi, per quanto riguarda i prestiti da parte delle banche, a  startup e pmi innovative. ''Suggeriamo di innalzare gli importi  massimi da 1,5 milioni a 7,5 milioni di euro come già avviene in  Francia; di aggiungere tra le spese ammissibili i costi interni di  ricerca e sviluppo prodotti; di allungare la durata da 5 a 7 anni dei  chirografari o di trasformarli in bullet anche attraverso  l'attivazione di garanzie aggiuntive come Innovfin, il prestito  garantito dal Fondo Europeo per gli Investimenti, dedicato a imprese  innovative che investono in ricerca e sviluppo'' afferma Coletta.        

Tra le altre semplificazioni proposte dall'Associazione  figurano anche: trasformare in liquidità nel modello F24 il credito di imposta che spesso le startup che fanno ricerca accumulano nei propri  bilanci; eliminazione nel crowdfunding dell'obbligo dell'investitore  istituzionale e possibilità di sottoscrizione delle azioni tramite  sistemi di pagamento in modo da velocizzare e semplificare le  procedure e, conseguentemente, diminuire i costi; esonerare i fondi di mini-venture (meno di 25 milioni di raccolta) da alcuni adempimenti  normativi così da evitare di renderne antieconomica la gestione e la  possibilità di moltiplicarsi come attori del mercato pre-seed e seed;  continuare a consentire che le perdite delle startup in caso di  acquisizione possano essere sempre utilizzabili dall'acquirente senza  limiti dimensionali.       

La norma attuale consente una quota di detrazione del 30%, fino a 1  milione di euro in investimenti in startup innovative, da parte di  angel e investor. E' un provvedimento che piace molto agli investitori privati, che vedono un riscontro automatico e tangibile, nella  dichiarazione dei redditi dell'anno successivo, del proprio  investimento ''per esemplificare, si tratta di una detrazione secca di 300.000 euro per chi effettua un investimento di 1 milione di euro''.       

L'Associazione chiede tre ulteriori consolidamenti di questa normativa fondamentale per lo sviluppo degli investimenti privati nelle imprese  innovative, in un sistema come quello italiano che ha tra i più alti  patrimoni privati del mondo: a) che la quota detraibile sia elevata al 50%, rimanendo il tetto fissato a un milione di euro; b) che il  provvedimento venga allargato all'investimento in pmi innovative; c)  che la detrazione sia adottabile anche nell'anno fiscale precedente.  

''Il combinato disposto del rafforzamento di queste  integrazioni normative - commenta Coletta - può dare una spinta  formidabile all'investimento privato in startup e pmi innovative, con  benefici tangibili per gli investitori e per le imprese investite. E  quindi per il sistema paese e per la sua innovazione''.       

''Alle aziende che acquisiscono una startup dovrebbe essere  riconosciuto un contributo pari a metà del valore dell'acquisizione  come credito d'imposta, spendibile nei successivi 5 anni in ricerca e  sviluppo. In questo modo sarà possibile favorire un mercato delle exit locali che renderebbe molto più liquido e attrattivo per gli  investitori l'intero ecosistema. Questo provvedimento, combinato a una completa detassazione del capital gain per i venditori, darebbe vita a un fenomeno molto più consistente dell'attuale, relativamente al  corporate venture e a modelli di open innovation nel mercato  italiano'' dichiara Angelo Coletta.       

A integrazione di quanto sopra, l'Associazione propone anche la  decontribuzione totale per le assunzioni a tempo indeterminato nelle  startup e PMI innovative e comunque un'attenzione alla valorizzazione  delle risorse umane, inclusi soci e amministratori di imprese  innovative, da parte del Legislatore.   

Attraverso il registro delle startup innovative, il  Governo può fornire incentivi verticali su un arco di 3-5 anni di  contribuzione in modo da favorire il circolo iniziale degli  investimenti e alleggerire le imprese di questi costi: ''Alla base  delle startup ci sono gli uomini: è fondamentale trovare un meccanismo di premialità per le università e i centri di ricerca che le incubano  nelle prime fasi''.      

  E a proposito di università e centri di ricerca, tra le proposte ne  sono incluse due, tra loro complementari, che vogliono agevolare il  rapporto virtuoso tra università e sostegno alla nuova impresa  innovativa: a) la possibilità che una startup di successo possa  donare/restituire fino all'1% del proprio fatturato, con sgravio  fiscale annesso, agli enti di formazione e ricerca che l'hanno vista  nascere e che ne hanno favorito l'accelerazione e lo sviluppo; b)  inserire, nel fondo nazionale di rotazione pubblico a sostegno delle  università, criteri di premialità secondo parametri quali il numero  delle startup generate, di brevetti registrati, di fatturato generato, di exit, ecc, integrativi rispetto ai criteri di ripartizione del  fondo stesso.           

 

 

 

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