di G.L.- Luigi Pagliuca, 52 anni, due figli viene da una carriera  importante fra i professionisti milanesi. Commercialista, ma non solo. Consigliere comunale a Milano nel consiglio regionale della Lombardia. “Un professionista del fare” così si definisce sul suo sito. In realtà per un uomo che che ha iniziato a 16 anni a frequentare lo studio del nonno, e nel corso della sua carriera professionale ha segnato numerosi successi, lo slogan calza a pennello.  Vicepresidente dell’Ordine dei dottori commercialisti, nel 2014 diventa presidente della Cassa di previdenza dei ragionieri. Pagliuca il prossimo 4 marzo è candidato al Senato con Forza Italia. Lo abbiamo incontrato tra un impegno e l’altro durante questa campagna elettorale.

Lei ha importanti incarichi e responsabilità professionali. La politica l’ha vista partecipare come consigliere sia in Comune sia in Regione. Cosa l’ha spinta a candidarsi al Senato?

Pagliuca - La volontà di costruire. Ho avuto grandi esperienze nella gestione della cosa pubblica che è iniziata a trentasei anni con la presidenza dell’ordine dei ragionieri commercialisti. In sette anni, siamo riusciti a far diventare l’ordine uno strumento di servizio per tutti gli iscritti.

Poi c’è stata la Presidenza della Cassa Nazionale di previdenza dei Ragionieri…

Pagliuca- Esattamente. E’ un’esperienza di cui vado particolarmente orgoglioso. La cassa ha un patrimonio importante, circa 2,4 miliardi di euro. Quando ne sono stato eletto presidente, quattro anni fa, rischiava il commissariamento. A distanza di un anno il Presidente della commissione di controllo sugli enti previdenziali ha dichiarato che la Cassa dei Ragionieri doveva essere un esempio per tutte le altre casse. Abbiamo fatto un bel lavoro.

Lei parla quasi sempre al plurale. Chi sono gli altri? O è un plurale maiestatis?

Pagliuca- No, nessun plurale maiestatis, mi creda. Il segreto del successo è avere tanti amici fidati capaci di giocare in squadra. Ho la fortuna di lavorare in squadra, di avere tante persone  vicino e con questa squadra riuscire a far funzionare le cose. L’ho fatto e lo faccio per i miei clienti l’ho fatto per la mia categoria vorrei avere l’opportunità di farlo anche per il mio Paese.

Nel 2005 ha raccolto 5.200 persone ad Assago per un progetto di movimento che chiamò Prometeo. Era il tentativo di raccogliere una spinta antipolitica?

Pagliuca- Non proprio. Era una visione diversa della politica, con il pragmatismo al primo posto. Ci sono alcune cose che non hanno colore politico. Questo vale per una fila per pagare una bolletta, aspettare sei mesi per una tac, la disoccupazione e via di questo passo.

Quindi?

Pagliuca- Allora la questione era già quella di guardare alle emergenze del Paese concentrandosi per affrontarle. Una modalità forse più tecnica che politica. Un sano pragmatismo per cercare di . far funzionare le cose

In questa campagna elettorale sembra però che il pragmatismo sia assente. Molte promesse, progetti grandiosi ma…

Pagliuca- Non ci sono dei progetti che non possono essere portati avanti, ci sono dei progetti su cui si devono stabilire priorità e fare bene i conti. Ho fatto varie esperienze di questo meccanismo. Ad esempio nel progettare un percorso professionalizzante per i giovani, per i ragazzi diplomati che stavano laureandosi. Costo per lo Stato zero. Ho trovato politici che l’hanno appoggiato e altri invece che l’hanno affossato nonostante fosse un contributo notevole al percorso professionale dei ragazzi e per le famiglie assillate dalle tasse universitarie. La politica deve esser più concreta e cercare di raggiungere gli obiettivi anche togliendo impedimenti che a volte sono macigni

Ad esempio?

Pagliuca- Spesso il problema risolutivo è tagliare la burocrazia. Prendiamo il caso delle aziende.  Meno Stato all’interno delle attività produttive. Se le aziende riescono a fare impresa in Italia nonostante i mille lacci che questo Stato impone, immagini quanto potrebbero dare nel momento in cui ci fosse meno burocrazia!

Aziende ma anche professionisti e partite iva. Spesso la sinistra indica questi settori come evasori fiscali e niente più. Che ne pensa?

Pagliuca- Niente di più sbagliato, in particolare leggendo ciò che è accaduto negli ultimi anni. I professionisti sono i nuovi poveri. Viviamo in un mercato in cui viene a mancare la liquidità, in cui le aziende cercano di autofinanziarsi non pagando i fornitori a partire dai  più piccoli, strette dalla crisi e dal mancato credito.  Pensi solo che una delle categorie più in crisi sono gli avvocati. Spesso  costretti a cancellarsi perché non possono pagare i contributi, a partire dai più giovani.  In questa situazione parlare di evasione mi sembra surreale. E ho citato solo un esempio. Ce ne sono tantissimi altri

Cosa si può fare per aiutare i professionisti?

Pagliuca- I professionisti vivono nel momento in cui il mercato funziona. Se le aziende hanno i soldi possono permettersi di pagare i professionisti. Se mancano i soldi, per le aziende diventa più difficile muoversi. Prima devono pagare i diepndenti, poi le tasse e in ultimo i professionisti. Quando aziende staranno bene staranno bene anche i professionisti.

E la politica che deve fare allora?

Pagliuca- La politica non produce il lavoro, la politica deve produrre le condizioni per cui il lavoro migliori e un Paese cresca! Dobbiamo ragionare in questo modo per avere qualche soluzione. E tra le priorità bisogna ridurre il peso della burocrazia. Nei paesi del nord si costruiscono le case e poi si controlla se le case sono costruite bene. In Italia prima di costruire una casa ci vogliono mesi, anni di carte bollate. Se non cambia questa mentalità non andiamo da nessuna parte

Lei è candidato nel collegio 1 di Milano del Senato.  Un collegio non facilissimo per il centrodestra. Come crede di riuscire a far pendere la bilancia dalla sua parte?

Pagliuca- Innanzitutto sto cercando di far capire la qualità delle persone che proponiamo. Io sono un professionista, sono anni che lavoro sul territorio nato e cresciuto a Milano e lavoro per Milano come commercialista e poi come consigliere comunale. Sempre a disposizione dei miei clienti e dei miei elettori e cittadini. Dall’altra parte il mio competitor è certo una persona bravissima ma non è di Milano, è di Udine, lavora a Roma e penso che il solo motivo per cui rimanga a Milano, in questa fase, è prendersi i voti. In pratica un classico ‘paracadutato’. Se riesco a trasmettere, anche su questo tema, una riflessione agli elettori non ho dubbi su ciò che sceglieranno.

 

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