Arrivano i chiarimenti delle Entrate per  risparmiatori e operatori del settore sui piani individuali di  risparmio a lungo termine, dopo le linee guida sul regime di non  imponibilità introdotto dalla legge di bilancio 2017 pubblicate nel  mese di ottobre scorso dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. La circolare di oggi, infatti, illustra le principali caratteristiche del nuovo regime e individua le soluzioni ad alcune criticità emerse nel  confronto tra Ministero, Entrate e principali associazioni di  categoria (Abi, Ania, Assogestioni).       

La legge ha introdotto nel nostro ordinamento un regime di non  imponibilità per gli investimenti operati tramite piani individuali di risparmio a lungo termine. I redditi generati da questi prodotti  finanziari non sono soggetti a imposizione, pertanto non sono tassati  come redditi di capitale e diversi di natura finanziaria e non sono  soggetti all'imposta di successione.       

L'obiettivo della norma è canalizzare il risparmio delle famiglie  verso investimenti produttivi di lungo termine, favorendo in questo  modo la crescita del sistema imprenditoriale italiano. Condizione per  fruire del regime è effettuare investimenti in attività finanziarie  riconducibili ad imprese italiane ed estere (radicate in Italia),  rispettando determinati vincoli di composizione, limiti di  concentrazione e divieti nonché mantenere gli investimenti per almeno  5 anni.  

In generale, il nuovo regime di non imponibilità  introdotto dalla legge di bilancio 2017 riguarda le persone fisiche  fiscalmente residenti nel territorio dello Stato che conseguono  redditi di natura finanziaria al di fuori dell'esercizio di  un'attività di impresa. Dal punto di vista oggettivo, invece, a essere coinvolti sono i redditi di capitale e i redditi diversi di natura  finanziaria. Tra le principali caratteristiche del regime, vi è il  divieto di essere titolari di più di un Pir e il limite massimo  dell'importo investito, che non può superare complessivamente il  valore di 150mila euro, con un limite annuo di 30mila euro. Inoltre,  per poter fruire del regime di non imponibilità, bisogna detenere gli  investimenti per almeno 5 anni. Per quanto riguarda gli adempimenti  fiscali relativi al Pir, questi sono svolti esclusivamente  dall'intermediario presso il quale il Piano di risparmio è costituito  o traferito.      

  Nel documento di prassi, l'Agenzia affronta molte criticità e aspetti  operativi. In particolare, il chiarimento più importante riguarda gli  strumenti finanziari derivati, che sono ammessi nell'ambito del Pir  solo a determinate condizioni. Altra precisazione rilevante per gli  operatori riguarda la possibilità di utilizzare il criterio del costo  medio ponderato complessivo in caso di dismissione degli investimenti  in alternativa al costo medio annuo previsto dalla normativa  specifica.       

in caso di dismissione prima del quinquennio o di mancato rispetto  delle condizioni previste dalla Legge, i redditi percepiti sono  soggetti a tassazione secondo le regole ordinarie e senza applicazione delle sanzioni. Se l'attività viene ceduta o rimborsata, è possibile  restare nel regime agevolato previsto dal Pir se entro 90 giorni viene effettuato il reinvestimento in altri strumenti finanziari, nel  rispetto dei vincoli di investimento previsti dal regime. In caso di  mancato reinvestimento, invece, il versamento delle imposte e degli  interessi va effettuato entro il giorno 16 del mese successivo a  quello in cui cade il termine ultimo per il reinvestimento.